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Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali

Sindrome da fatica cronica, lo studio di Agenas

Sconosciuta, sotto-diagnosticata, persino negata da alcuni scienziati. È la sindrome da fatica cronica (CFS) patologia che colpisce in particolare le donne, età media 35-40 anni, con una scolarità medio-bassa, sebbene si registri un interessamento di tutte le categorie sociali.

Una patologia che anche in Italia comincia ad essere studiata, come dimostra il documento sulle più recenti e validate acquisizioni scientifiche sulla CFS (Sindrome da Fatica Cronica) “Determinanti della salute della donna, medicina preventiva e qualità delle cure”, elaborato da un gruppo di lavoro multidisciplinare coordinato dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. Uno strumento strategico per la medicina di genere, considerata “la scarsa considerazione clinica della CFS dovuta con molta probabilità – si legge nel documento – al fatto che la fatica non è ben definibile dal punto di vista obiettivo e richiede un’attenta anamnesi e raccolta dei dati clinici, e nel caso della CFS, è una diagnosi di esclusione di altre patologie”.

Una patologia che, comunque sia, da diversi anni impegna le menti degli studiosi e scienziati di oltreoceano. Correva l’anno 1994 quando negli USA, grazie all’impegno di un gruppo internazionale, veniva pubblicata, sugli Annals of Internal Medicine, la definizione di Sindrome da Stanchezza Cronica, caratterizzata da: una fatica cronica persistente per almeno 6 mesi che non è alleviata da riposo, che si esacerba con piccoli sforzi e che provoca una sostanziale riduzione dei livelli precedenti delle attività occupazionali, sociali o personali.

Inoltre, perché si possa parlare di CFS devono essere presenti, da almeno sei mesi, quattro o più dei seguenti sintomi: disturbi severi della memoria e della concentrazione; faringite; dolori delle ghiandole linfonodali cervicali e ascellari; dolori muscolari e delle articolazioni senza infiammazione o rigonfiamento delle stesse; cefalea di un tipo diverso da quella eventualmente presente in passato.

Il documento, firmato Agenas, risponde, innanzitutto, all’esigenza di fornire ai professionisti uno strumento di indirizzo sufficientemente completo, aggiornato e documentato per meglio conoscere la malattia e meglio confrontarsi con le esigenze dei malati; oltre a soddisfare le esigenze di conoscenza dei pazienti per fornire un’informazione corretta sulla patologia di cui soffrono e aiutarli a orientarsi.

A tale scopo, Agenas ha condotto una ricerca di prevalenza dal 2001 al 2010 attraverso i codici della scheda di dimissione ospedaliera (SDO) delle varie regioni italiane per sesso ed età al momento della diagnosi. E i risultati cominciano a diradare le ombre. I ricoveri con indicazione “sindrome da affaticamento cronico” sono stati in 10 anni 644, con una prevalenza maggiore nelle regioni meridionali e precisamente la Basilicata con il 19,25%, la Calabria il 18,17% e il Lazio con il 15,53%. La fascia di età più interessata è stata fra i 45-64 anni con 159 ricoveri, rapporto femmine-maschi di 2:1, di cui 55 in Basilicata che è stata la regione italiana che ha fatto la diagnosi più frequente, seguita dalla Campania con 25 ricoveri e Lazio con 22 ricoveri.

L’altra fascia di età più interessata è quella fra i 25-44 anni, con un rapporto tra femmine-maschi di 1:1, e con un totale di 131 ricoveri nel decennio esaminato.

A questi, vanno aggiunti i dati delle SDO con indicazione “altro malessere e affaticamento”; in questo caso i ricoveri tra il 2001 e il 2010 salgono a 3,818 con particolare prevalenza in Puglia, Lombardia e Lazio.

Per quel che riguarda le indagini diagnostiche che hanno permesso di formulare questa diagnosi, l’esame clinico e gli esami di laboratorio sono quelli più utilizzati, seguiti da elettrocardiogramma, radiografia del torace di routine, diagnostica ecografica addominale retro peritoneale.

Riassumendo, i valori assoluti delle SDO dal 2001-2010 suggeriscono che la sindrome di CFS non è diffusa nel nostro Paese. Va, tuttavia, specificato che la maggior parte della diagnosi, specie di CFS è formulata in regime ambulatoriale. Un altro dato che probabilmente influisce sullo scarso numero della SDO ospedaliera di CFS è la controversia in ambito medico sulla definizione e classificazione della malattia.

Appare evidente che le regioni meridionali sono quelle che hanno dimesso maggiormente con questa SDO, precisamente: la Puglia con il 18.44%, poi la Campania con il 17.31% e la Sicilia con il 15.37.

Non esiste al momento un trattamento efficace per la sindrome della stanchezza cronica, la maggior parte delle terapie somministrate ha avuto un effetto palliativo. L’approccio migliore è quello globale tramite la combinazione farmacologica (somministrazione di immunomodulanti, psicofarmaci, antivirali, steroidi, ampligen) e quella che non utilizza farmaci (intervento comportamentale e riabilitativo) unita a un opportuno stile di vita che permette di aiutare il paziente a convivere con la malattia.

Documento di indirizzo: Chronic Fatigue Syndrome - CFS  (PDF)

Letto 4188 volte Ultima modifica il Giovedì, 03 Aprile 2014 15:20