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Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali

osservatorio buone pratiche

Si è conclusa la consultazione pubblica sul “Manuale nazionale di accreditamento per l'erogazione di eventi ECM"  (LINK). Le osservazioni sul documento sono pervenute all’Agenzia esclusivamente mediante la consegna attraverso il sito http://consultazioni.agenas.it, entro il termine previsto del giorno 22 gennaio 2018 alle ore 24.00.

Hanno presentato le loro osservazioni 28 soggetti, di cui 23 hanno dato l’assenso alla pubblicazione delle loro osservazioni, 2 hanno dato l’assenso ad una pubblicazione parziale, 2 hanno dato l’assenso alla pubblicazione in forma anonima e 1 non ha dato l’assenso alla pubblicazione.

Di seguito le osservazioni e le proposte ricevute in ordine di presentazione:

 

  1. Anonimo  (PDF)
  2. Salvatore De Franco (Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri Reggio Emilia)  (PDF)
  3. Jessica Ciofi (CSCP) per conto di Giuseppe Latte  (PDF)
  4. Alberto Catalano (SPEME)  (PDF)
  5. Giorgio Mantovani (Infomedica)  (PDF)
  6. Pietro Dri (Zadig srl)  (PDF)
  7. Francesca Zenesini (Prex s.r.l.)  (PDF)
  8. Elisabetta Liberale (Prex s.r.l.)  (PDF)
  9. Luigi Cammi  (PLS EDUCATIONAL SRL)  (PDF)
  10. Mancato consenso alla pubblicazione delle osservazioni
  11. Pierangela Roscio (Fenix Srl) per conto di Agostino Tacconi   (PDF)
  12. Carlotta Del Monaco (IMS Health Srl)  (PDF)
  13. Francesca Vischini (A.C.O.I- Associazione chirurghi ospedalieri italiani)  (PDF)
  14. Lina Bianconi (Società Medica L. Spallanzani Reggio Emilia - Provider 959)  (PDF)
  15. Alessandra Albarelli (Federcongressi&eventi) per conto di Soci Federcongressi&eventi e FISM   (PDF)
  16. Natalina Trotta   (PDF)
  17. Paolo Morelli (Mapy/Associazione Italiana Provider ECM)  (PDF)
  18. Paola Milani (BIOMEDIA SRL)  (PDF)
  19. Pamela Laon (COLLAGE SPA)  (PDF)
  20. Valter Metta (BRIEFING STUDIO SRL)  (PDF)
  21. Maria Rosa Valetto (Zadig srl)  (PDF)
  22. Eleonella Righetti Cinquetti   (PDF)
  23. Anonimo   (PDF)
  24. Farmindustria   (PDF)
  25. Cosma  Tullo (Contatto Srl)  (PDF)
  26. Carlo Zerbino (AIPO - Associazione italiana pneumologi ospedalieri)   (PDF)
  27. Nunzia Scariati   (PDF)
  28. Carlo Mirabile (Studio Legale Brancadoro Mirabile)  (PDF)

 

 

 

 
 

Pubblicato in primo_piano
Lunedì, 22 Gennaio 2018 12:27

Gli indicatori per il monitoraggio

osservatorio buone pratiche Una gestione corretta delle Reti non può prescindere dalla creazione di un sistema di raccolta dati finalizzato alla valutazione e al monitoraggio degli esiti delle cure e dei correlati aspetti organizzativo gestionali previsti dalle Linee Guida.
In quest’ottica, il documento di indirizzo realizzato per le Reti tempo-dipendenti, comprende un set di indicatori che pongono particolare attenzione alle problematiche organizzative, riservando anche uno stretto monitoraggio ai tempi dei passaggi di setting assistenziale e/o di esecuzione di alcune procedure. L’analisi viene realizzata in primis sul funzionamento complessivo dei “nodi” di connessione di Rete, che riguardano i modelli organizzativi adottati, la gestione, valorizzazione e formazione dei professionisti coinvolti, le prestazioni erogate e l’informazione e comunicazione verso pazienti e cittadini in generale.
Gli indicatori sono distinti in due tipologie:

  • indicatori di primo livello, direttamente implementabili sulla base dei flussi informativi correnti e con l’uso integrato degli stessi, utilizzati anche ai fini del monitoraggio delle reti;
  • indicatori di secondo livello, non direttamente calcolabili a partire dai flussi informativi correnti, ma che possono essere integrati con ulteriori indicatori riguardanti la valutazione dell’assistenza territoriale.

Ogni Rete è inoltre dotata di un set di indicatori dedicati al setting assistenziale specifico, anch’essi suddivisi in primo e secondo livello e finalizzati al monitoraggio dei livelli di efficienza, efficacia, qualità, appropriatezza, sicurezza ed integrazione territoriale delle attività svolte.
Di seguito le tabelle degli indicatori “Connessione nodi di Rete” e degli indicatori specifici per singola Rete tempo-dipendente.

osservatorio buone pratiche Preliminarmente alla revisione delle Linee Guida per le Reti tempo dipendenti, AGENAS ha inviato a tutte le Regioni e PA un questionario costituito da una Griglia di Rilevazione che individua i requisiti generali di riferimento che devono essere comuni ad ogni Rete Clinica regionale e nazionale.
La Griglia, utilizzata per l’acquisizione dei dati e delle informazioni relative alle Reti tempo-dipendenti cardiologica per l’emergenza, ictus, trauma e neonatologia e dei punti nascita, è costituita da 41 requisiti derivati dalla letteratura scientifica, dalla normativa e dai regolamenti di settore, distribuiti in 4 aree: Struttura di base, Meccanismi operativi, Processi Sociali e Risultati.
Hanno risposto al questionario 16 Regioni e PA su 21 per le rete cardiologica per l’emergenza e ictus, 17 su 21 per la rete neonatologica e dei punti nascita e 14 su 21 per la rete del trauma. (I "NO" indicano le Regioni che non hanno formalmente risposto al questionario).

 

osservatorio buone pratiche È disponibile on line Monitor 42 (PDF) la rivista di AGENAS, con un “Focus on” sul tema delle Reti tempo-dipendenti: Rete cardiologica per l’emergenza, neonatologica e dei punti nascita, ictus e traumatologica.
Il numero, che pubblichiamo in concomitanza con il via libera della Conferenza Stato-Regioni, ripercorre il processo di revisione delle Reti clinico tempo-dipendenti a partire da una prima fase di rilevazione e valutazione del livello di implementazione nelle Regioni fino alla definizione di Linee Guida; un lavoro complesso e corale che ha visto il coordinamento di AGENAS e la partecipazione convinta delle Regioni e PA, del Ministero della Salute, dell’ISS, dell’AIFA, della FISM, della FNOMCeO, dell’IPASVI e di Cittadinanzattiva, nonché di altre professioni sanitarie e dei delegati delle società scientifiche.
Il percorso ha interessato, infatti, in una prima fase l’elaborazione di un questionario, costituito da una Griglia di rilevazione e valutazione delle Reti clinico tempo-dipendenti e del loro stato di implementazione, somministrato alle Regioni, “che ha la doppia funzione di analisi delle Reti già istituite e di supporto metodologico per quelle da implementare e/o integrare - scrive Luca Coletto, Presidente AGENAS, nella Presentazione di Monitor 42 -. Essa ha consentito alle Regioni di interrogarsi sulla sussistenza dei requisiti necessari per una corretta organizzazione del percorso di cura di un paziente colpito da eventi acuti cui possono seguire patologie ingravescenti, consentendo a tutti una prima auto-analisi. La partecipazione della maggior parte delle Regioni che hanno fornito risposte in tutto o in parte al questionario, permettendo di individuare sia punti di forza sia margini di miglioramento, è un forte segnale della volontà diffusa di essere parte attiva di un processo di riorganizzazione del percorso tempo dipendente, frutto della politica sanitaria adottata dopo l’approvazione del DM 70/ 2015 sugli standard ospedalieri.”
Anche alla luce dei risultati della Griglia di Rilevazione, il percorso di riprogettazione delle Reti è proseguito con la definizione delle “Linee Guida per la revisione delle Reti clinico assistenziali - Reti tempo dipendenti”. Il Documento individua i requisiti generali che devono essere presenti in tutte le Reti al fine di assicurare omogeneità dei modelli di Rete e garantire su tutto il territorio nazionale la risposta assistenziale ai bisogni di cura del paziente in condizioni di appropriatezza, efficacia, efficienza, qualità e sicurezza. “Si è voluto produrre Linee Guida organizzative - dichiara Francesco Bevere, Direttore Generale AGENAS nel suo Editoriale - che fossero davvero di indirizzo e di supporto per le Regioni, già da tempo impegnate nel completamento delle Reti tempo-dipendenti, indicando procedure, protocolli e modalità di comunicazione standardizzate per consentire ai vari servizi coinvolti nell’emergenza-urgenza di muoversi con la massima sincronizzazione. La costruzione di indicatori specifici per il monitoraggio delle Reti permetterà di comprendere in quale punto della Rete occorre riannodare i collegamenti per riprodurre o attivare una comunicazione fluida e rapida tra le connessioni ed evitare che tali criticità si possano tradurre in difetti di assistenza.”
Per aiutare il lettore a comprendere la complessità e la coralità del lavoro coordinato da AGENAS è stato chiesto a tutti gli attori che hanno partecipato all’elaborazione delle “Linee Guida” di presentare il proprio punto di vista, ciascuno secondo la prospettiva del proprio ruolo istituzionale. Il numero ospita gli interventi del Direttore della Programmazione Sanitaria del Ministero della Salute, Andrea Urbani, del Presidente dell’Istituto Superiore della Sanità, Walter Ricciardi e del Direttore Generale dell’AIFA, Mario Melazzini, nonché il contributo delle Regioni, indicate dalla Commissione Salute a far parte del gruppo di lavoro e che rappresentano un’ulteriore occasione di riflessione e confronto, sia che si tratti di realtà che si sono già da tempo mosse nella revisione di tutte o alcune delle Reti tempo-dipendenti, sia che si tratti di Regioni che sono ancora all’inizio del percorso.
Alla rivista sono allegati anche la Griglia di rilevazione per le Reti tempo-dipendenti e gli indicatori per la valutazione e il monitoraggio degli esiti delle cure e dei correlati aspetti organizzativo gestionali previsti dalle Linee Guida.

osservatorio buone pratiche PNE misura indirettamente la qualità delle cure territoriali, individuando le ASL nelle quali si osservano eccessi di ospedalizzazioni potenzialmente evitabili grazie alla corretta presa in carico del paziente a livello territoriale.
A livello di Paesi OCSE, si rileva la bassa proporzione di ricoveri per malattia a prevalente gestione territoriale come il diabete, l’asma, la BPCO e l’insufficienza cardiaca congestizia (CHF), a suggerire una buona presa in carico dei soggetti cronici da parte del territorio.
BPCO
Nell’ambito delle ospedalizzazioni potenzialmente evitabili grazie alla corretta gestione del paziente a livello di cure primarie, si riporta l’andamento temporale del tasso di ospedalizzazione per broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO). Grazie alla progressiva riduzione, dal 2,5‰ nel 2010 all’ 1,9‰ nel 2016, si stima che solo nell’ultimo anno siano più di 24.000 i pazienti a cui è stata risparmiata un’ospedalizzazione potenzialmente evitabile. Anche la variabilità del dato tra aree di residenza risulta in diminuzione.
Tonsillectomia
In diminuzione anche i ricoveri ad alto rischio di inappropriatezza, come le ospedalizzazioni per tonsillectomia, che passano da un tasso del 2,85‰ del 2010 al 2,15‰ nel 2016, con un conseguente impatto di circa 6.400 interventi risparmiati nella popolazione pediatrica solo nell’ultimo anno.

osservatorio buone pratiche PNE riporta il numero annuo di prestazioni per un dato intervento, per il quale l’associazione tra volumi di attività e migliori esiti delle cure sia stata dimostrata in letteratura. Le conoscenze scientifiche, da sole, non consentono di identificare per gli indicatori di volume un preciso e puntuale valore soglia, minimo o massimo, ma è possibile identificare un intervallo di volume al di sotto del quale il rischio di esiti negativi aumenta notevolmente.  
Come noto, il Decreto ministeriale sugli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera (DM 70) individua soglie minime per unità operativa di volume di attività e di esito per alcune condizioni cliniche, con lo scopo di garantire a tutta la popolazione italiana parità di accesso agli interventi di provata efficacia e sicurezza.
Parti
Per quanto riguarda i punti nascita, il DM 70 rimanda all’accordo Stato-Regioni che, già nel 2010, prevedeva la chiusura delle maternità con meno di 500 parti. Escludendo le strutture con meno di 10 parti annui, nel 2016 in Italia le strutture ospedaliere con meno di 500 parti annui sono 97 (21%), effettuando complessivamente solo il 5,7% dei parti totali; nel 2015 erano 118 (24%).
TM mammella
Se per la chirurgia sul Tumore maligno della mammella la proporzione di reparti con volumi di attività in linea con lo standard del DM 70 (almeno 150 interventi/anno per struttura complessa) sale al 25%, contro il 21% dell’anno precedente, coprendo il 65% degli interventi su base nazionale, nel 2016 ancora 3 unità operative su 4 non rispettano lo standard atteso.
Interventi protesici
Oltre il 50% dei soggetti di età superiore a 65 anni presenta una patologia a carico dell’apparato muscoloscheletrico con un alto potenziale di disabilità. Il volume di interventi di artroprotesi eseguiti in Italia è in continuo aumento, rappresentando un fenomeno importante in termini di sicurezza dei pazienti e in termini di impatto sulla spesa sanitaria.
Nel 2016, 749 strutture ospedaliere eseguono interventi di protesi di ginocchio; tra queste, solo 243 strutture (32%) presentano un volume di attività ≥ 100 interventi annui, coprendo il 76% delle artoplastiche totali.
Nel 2016, 783 strutture ospedaliere eseguono interventi di protesi di anca; tra queste, solo 385 strutture (49%) presentano un volume di attività ≥ 100 interventi annui, coprendo però l’82% delle artoplastiche totali.

osservatorio buone pratiche Presentiamo gli indicatori di esito e processo* più rappresentativi di questa edizione PNE 2017.

Frattura del collo del femore
L’intervento tempestivo sulla frattura del collo del femore nell’anziano, riducendo la mortalità e l’insorgenza di complicanze post-operatorie, determinando una minore durata del dolore e migliorando il recupero degli outcome funzionali, consente di controllare le ricadute economiche e sociali e in termini di salute di quella che, a livello globale, è tra le 10 maggiori cause di disabilità (“World Report on Disability” - World Health Organization 2011). I risultati PNE 2017 evidenziano come sia migliorata la tempestività di intervento chirurgico sulle fratture del collo del femore sopra i 65 anni di età entro le 48 ore: se nel 2010 solo il 31% dei pazienti veniva operato entro due giorni, nel 2016 la proporzione di interventi tempestivi è del 58%, con circa 112.000 i pazienti che dal 2010 hanno beneficiato dell’intervento tempestivo (interventi tempestivi guadagnati), di cui 32.000 nell’ultimo anno. Al miglioramento a livello nazionale si affianca il ridimensionamento della variabilità interregionale, con un progressivo avvicinamento delle regioni del Sud ai risultati conseguiti dalle regioni del Nord Italia e un conseguente aumento delle condizioni di equità di accesso a un trattamento di provata efficacia nella riduzione della mortalità e della disabilità. Il Regolamento del Ministero della Salute sugli standard quantitativi e qualitativi dell’assistenza ospedaliera (DM 70) fissa al 60% la proporzione minima per struttura di interventi chirurgici entro 2 giorni su pazienti con frattura del collo del femore di età maggiore di 65 anni. Dalle 70 strutture che nel 2010 rientravano in questo standard, si è passati nel 2016 a 245 strutture ospedaliere che si collocano al di sopra della soglia prevista, di cui 60 con valori in linea con lo standard internazionale (superiore all’80%).
Taglio cesareo
L’Organizzazione Mondiale della Sanità sin dal 1985 afferma che una proporzione di cesarei superiore al 15% non è giustificata. Il parto con taglio cesareo rispetto al parto vaginale comporta maggiori rischi per la donna e per il bambino e dovrebbe essere effettuato solo in presenza di indicazioni specifiche. Il regolamento del Ministero della Salute sugli standard quantitativi e qualitativi dell’assistenza ospedaliera fissa al 25% la quota massima di cesarei primari per le maternità con più di 1000 parti annui e 15% per le maternità con meno di 1.000 parti annui. La proporzione di parti cesarei primari continua a scendere progressivamente dal 29% del 2010 al 24,5% del 2016 (per la prima volta sotto la soglia del 25%), con differenze importanti all’interno di ogni singola regione e tra le regioni. Si stima che dal 2010 siano circa 58.500 le donne alle quali è stato risparmiato un taglio cesareo primario, di cui 13.500 nel 2016.
Infarto e ictus
La mortalità a 30 giorni dal ricovero per infarto acuto del miocardio, che misura la qualità dell’intero processo assistenziale del paziente con infarto, a partire dall’accesso ai servizi di emergenza, continua a diminuire, da 10,4% del 2010 a 8,6% del 2016. Il dato, contenuto su base nazionale e omogeneo fra le diverse regioni e provincie autonome, trova conferma nell’ultimo Rapporto dell’OCSE (Health at a Glance 2017), dove l’Italia riporta una mortalità tra le più basse fra i paesi a economia avanzata. Discorso analogo per quanto riguarda la mortalità a 30 giorni dopo un episodio di ictus ischemico: il valore medio nazionale del 10,9%, in diminuzione rispetto al 2015, è in linea con il dato dei paesi sviluppati a benessere diffuso.
Colecisti
Per quanto riguarda l’area dell’apparato digerente, l’indicatore che misura la proporzione di interventi di colecistectomia laparoscopica con degenza post-operatoria inferiore a 3 giorni valuta la percentuale di ricoveri con degenza più estesa rispetto a quanto richiesto dalla natura della patologia e della prestazione. Il valore medio nazionale è passato dal 58,8% del 2010 al 72,7% del 2016, in linea con la soglia prevista dal DM 70. Restano tuttavia importanti differenze di comportamento tra le strutture ospedaliere, non necessariamente giustificate da una differente distribuzione della gravità clinica e della complessità della casistica.

*Indicatori di Esito: documentano una modifica degli esiti assistenziali clinici (mortalità, eventi clinici, etc); economici: costi sanitari diretti, indiretti e intangibili; umanistici: (sintomi, qualità di vita, soddisfazione del paziente). Indicatori di Processo: misurano l’appropriatezza del processo assistenziale secondo quanto definito da standard di riferimento: linee guida EBM, percorsi assistenziali.

osservatorio buone praticheI risultati dell’edizione 2017 di PNE sui dati aggiornati al 2016 confermano il trend di progressivo miglioramento della qualità dell’assistenza nel nostro Paese, già evidenziato negli anni passati. PNE analizza 166 indicatori (67 di esito e processo*, 70 volumi di attività e 29 indicatori di ospedalizzazione), che è possibile consultare sul nuovo sito PNE 2017 previa registrazione pne2017.agenas.it/ (LINK)

“L’istantanea del Programma nazionale esiti 2017 ci restituisce un progressivo miglioramento della qualità dell’assistenza nel nostro Paese e, in particolare, un Sud che si avvicina, benché gradualmente, alle regioni del Nord, conseguendo risultati di miglioramento buona parte delle aree cliniche, tradizionalmente critiche, come l’ortopedia, la perinatale e dell’apparato digerente. Se focalizziamo l’attenzione sui progressi ottenuti dal 2010, il cambio di passo è evidente per alcune Regioni del Sud che hanno centrato e, talvolta, superato la soglia richiesta dagli standard internazionali -. È quanto afferma Luca Coletto, Presidente AGENAS in merito alla presentazione dei risultati dell’edizione 2017 del PNE - Pur resistendo una variabilità tra le Regioni, e in particolare dentro le Regioni, i dati vanno, dunque, letti come decisivi segnali di incoraggiamento di un sistema sanitario, fortemente impegnato a garantire un elevato standard qualitativo di performance sanitarie”.
“I dati 2016 confermano che gli strumenti di analisi, valutazione e monitoraggio, come il PNE,  sono essenziali per rafforzare lo stato di salute del SSN - dichiara Francesco Bevere, Direttore Generale di AGENAS - La valenza di uno strumento “diagnostico” come il Programma nazionale esiti è data dalla capacità di misurare il grado di qualità, efficienza ed equità con cui viene erogata l’assistenza sanitaria nel nostro Paese, nonché di rilevare come il sistema stia rispondendo agli interventi culturali e strutturali messi in atto per assicurare a tutti i cittadini le migliori cure. Se spostiamo l’obiettivo sui volumi di attività, i progressi, seppure ancora timidi, riscontrati dal PNE, testimoniano che abbiamo intrapreso la strada giusta e che la riorganizzazione in reti del sistema dell’offerta sanitaria, che vede l’Agenzia svolgere un ruolo di coordinamento in applicazione del DM 70, consentirà già nel prossimo anno di registrare ulteriori miglioramenti e di ridurre ulteriormente quella disomogeneità di cure tra e dentro alcune Regioni, che mina la capacità di assicurare a tutti condizioni di equità nell’accesso e nella fruizione dei servizi sanitari - continua Bevere –. I miglioramenti documentati da questa edizione del PNE testimoniano un decisivo contributo di tutto il personale sanitario capace di prestare assistenza sanitaria in condizioni di efficienza e di equità, nonostante le carenze di natura organizzativa e o di programmazione, presenti talvolta in alcuni contesti regionali. Eccellenze che emergono nonostante e a dispetto delle criticità”.
“L’importanza di disporre di strumenti che misurano la qualità, nelle sue diverse dimensioni e accezioni, dell’assistenza dei nostri servizi sanitari e che informino le scelte e le decisioni in ambito professionale e gestionale, assicura un ruolo preminente e strategico al Programma nazionale esiti - sottolinea Mario Braga, Coordinatore delle attività del PNE -. Questo ruolo si riflette nella nuova configurazione assunta dal Comitato nazionale del PNE, nel quale sono presenti rappresentanti di tutte le diverse istituzioni che, ai vari livelli, si occupano della qualità dell’assistenza sanitaria, e di professionisti di elevato valore tecnico-scientifico. Il PNE sarà sempre più impegnato nel miglioramento, consolidamento e ampliamento degli indicatori, nell'estensione delle aree assistenziali valutate, nonché nello sviluppo di indicatori di valutazione dei percorsi e dei processi assistenziali integrati per monitorare l’efficacia e l’equità dei percorsi diagnostici e terapeutici e dell'articolazione delle reti cliniche. Al fine di fornire una base conoscitiva in grado di rappresentare correttamente la crescente complessità della sanità italiana”.

 

*Indicatori di Esito: documentano una modifica degli esiti assistenziali clinici (mortalità, eventi clinici, etc); economici: costi sanitari diretti, indiretti e intangibili; umanistici: (sintomi, qualità di vita, soddisfazione del paziente). Indicatori di Processo: misurano l’appropriatezza del processo assistenziale secondo quanto definito da standard di riferimento: linee guida EBM, percorsi assistenziali.

osservatorio buone pratiche

Come previsto dal Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione e Programma Triennale per la Trasparenza e l’Integrità per il triennio 2017-2019, si attiva la procedura per il coinvolgimento dei revisori, a titolo gratuito, anche stranieri, delle tecnologie oggetto di valutazione del IX Accordo HTA tra AGENAS e Ministero della Salute.

Le candidature dei revisori, per ogni tecnologia, dovranno pervenire all’indirizzo di posta elettronica Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. entro, e non oltre, il giorno 8 gennaio 2018 corredate di CV e Modulo di dichiarazione di conflitto di interesse e riservatezza (allegati alla pagina).

AVVISO CALL  (PDF)

Dichiarazione sul conflitto di interessi e sulla riservatezza  (WORD)

Declaration of conflict of interest (WORD)


 
 

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Martedì, 19 Dicembre 2017 12:06

Edizione 2017 del Programma nazionale esiti

osservatorio buone pratiche “L’istantanea del Programma Nazionale Esiti 2017 ci restituisce un progressivo miglioramento della qualità dell’assistenza nel nostro Paese e, in particolare, un Sud che si avvicina, benché gradualmente, alle Regioni del Nord, conseguendo risultati di miglioramento buona parte delle aree cliniche, tradizionalmente critiche, come l’ortopedia, la perinatale e dell’apparato digerente. Se focalizziamo l’attenzione sui progressi ottenuti dal 2010, il cambio di passo è evidente per alcune Regioni del Sud che hanno centrato e, talvolta, superato la soglia richiesta dagli standard internazionali -. È quanto afferma Luca Coletto, Presidente AGENAS in merito alla presentazione dei risultati dell’edizione 2017 del PNE, svoltasi questa mattina presso la sede dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali. - Pur resistendo una variabilità tra le Regioni, e in particolare dentro le Regioni, i dati vanno, dunque, letti come decisivi segnali di incoraggiamento di un sistema sanitario, fortemente impegnato a garantire un elevato standard qualitativo di performance sanitarie”.

“I dati 2016 confermano che gli strumenti di analisi, valutazione e monitoraggio, come il PNE,  sono essenziali per rafforzare lo stato di salute del SSN - dichiara Francesco Bevere, Direttore Generale di AGENAS- La valenza di uno strumento “diagnostico” come il Programma Nazionale Esiti è data dalla capacità di misurare il grado di qualità, efficienza ed equità con cui viene erogata l’assistenza sanitaria nel nostro Paese, nonché di rilevare come il sistema stia rispondendo agli interventi culturali e strutturali messi in atto per assicurare a tutti i cittadini le migliori cure. Se spostiamo l’obiettivo sui volumi di attività, i progressi, seppure ancora  timidi, riscontrati dal PNE, testimoniano che abbiamo intrapreso la strada giusta e che la riorganizzazione in reti del sistema dell’offerta sanitaria, che vede l’Agenzia svolgere un ruolo di coordinamento in applicazione del DM 70, consentirà già nel prossimo anno di registrare ulteriori miglioramenti e di ridurre ulteriormente quella disomogeneità di cure tra e dentro alcune Regioni, che mina la capacità di assicurare a tutti condizioni di equità nell’accesso e nella fruizione dei servizi sanitari - continua Bevere –.I miglioramenti documentati da questa edizione del PNE testimoniano un decisivo contributo di tutto il personale sanitario capace di prestare assistenza sanitaria in condizioni di efficienza e di equità, nonostante le carenze di natura organizzativa e o di programmazione, presenti talvolta in alcuni contesti regionali. Eccellenze che emergono nonostante e a dispetto delle criticità”.

“L’importanza di disporre di strumenti che misurano la qualità, nelle sue diverse dimensioni e accezioni, dell’assistenza dei nostri servizi sanitari e che informino le scelte e le decisioni in ambito professionale e gestionale, assicura un ruolo preminente e strategico al Programma Nazionale Esiti - sottolinea Mario Braga, Coordinatore delle attività del PNE -. Questo ruolo si riflette nella nuova configurazione assunta dal Comitato Nazionale del PNE, nel quale sono presenti rappresentanti di tutte le diverse istituzioni che, ai vari livelli, si occupano della qualità dell’assistenza sanitaria, e di professionisti di elevato valore tecnico-scientifico. Il PNE sarà sempre più impegnato nel miglioramento, consolidamento ed ampliamento degli indicatori, nell'estensione delle aree assistenziali valutate, nonché nello sviluppo di indicatori di valutazione dei percorsi e dei processi assistenziali integrati per monitorare l’efficacia e l’equità dei percorsi diagnostici e terapeutici e dell'articolazione delle reti cliniche. Al fine di fornire una base conoscitiva in grado di rappresentare correttamente la crescente complessità della sanità italiana”.

 

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