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Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali

Misurare per migliorare: gli indicatori piu' rappresentativi

osservatorio buone pratiche Presentiamo gli indicatori di esito e processo* più rappresentativi di questa edizione PNE 2017.

Frattura del collo del femore
L’intervento tempestivo sulla frattura del collo del femore nell’anziano, riducendo la mortalità e l’insorgenza di complicanze post-operatorie, determinando una minore durata del dolore e migliorando il recupero degli outcome funzionali, consente di controllare le ricadute economiche e sociali e in termini di salute di quella che, a livello globale, è tra le 10 maggiori cause di disabilità (“World Report on Disability” - World Health Organization 2011). I risultati PNE 2017 evidenziano come sia migliorata la tempestività di intervento chirurgico sulle fratture del collo del femore sopra i 65 anni di età entro le 48 ore: se nel 2010 solo il 31% dei pazienti veniva operato entro due giorni, nel 2016 la proporzione di interventi tempestivi è del 58%, con circa 112.000 i pazienti che dal 2010 hanno beneficiato dell’intervento tempestivo (interventi tempestivi guadagnati), di cui 32.000 nell’ultimo anno. Al miglioramento a livello nazionale si affianca il ridimensionamento della variabilità interregionale, con un progressivo avvicinamento delle regioni del Sud ai risultati conseguiti dalle regioni del Nord Italia e un conseguente aumento delle condizioni di equità di accesso a un trattamento di provata efficacia nella riduzione della mortalità e della disabilità. Il Regolamento del Ministero della Salute sugli standard quantitativi e qualitativi dell’assistenza ospedaliera (DM 70) fissa al 60% la proporzione minima per struttura di interventi chirurgici entro 2 giorni su pazienti con frattura del collo del femore di età maggiore di 65 anni. Dalle 70 strutture che nel 2010 rientravano in questo standard, si è passati nel 2016 a 245 strutture ospedaliere che si collocano al di sopra della soglia prevista, di cui 60 con valori in linea con lo standard internazionale (superiore all’80%).
Taglio cesareo
L’Organizzazione Mondiale della Sanità sin dal 1985 afferma che una proporzione di cesarei superiore al 15% non è giustificata. Il parto con taglio cesareo rispetto al parto vaginale comporta maggiori rischi per la donna e per il bambino e dovrebbe essere effettuato solo in presenza di indicazioni specifiche. Il regolamento del Ministero della Salute sugli standard quantitativi e qualitativi dell’assistenza ospedaliera fissa al 25% la quota massima di cesarei primari per le maternità con più di 1000 parti annui e 15% per le maternità con meno di 1.000 parti annui. La proporzione di parti cesarei primari continua a scendere progressivamente dal 29% del 2010 al 24,5% del 2016 (per la prima volta sotto la soglia del 25%), con differenze importanti all’interno di ogni singola regione e tra le regioni. Si stima che dal 2010 siano circa 58.500 le donne alle quali è stato risparmiato un taglio cesareo primario, di cui 13.500 nel 2016.
Infarto e ictus
La mortalità a 30 giorni dal ricovero per infarto acuto del miocardio, che misura la qualità dell’intero processo assistenziale del paziente con infarto, a partire dall’accesso ai servizi di emergenza, continua a diminuire, da 10,4% del 2010 a 8,6% del 2016. Il dato, contenuto su base nazionale e omogeneo fra le diverse regioni e provincie autonome, trova conferma nell’ultimo Rapporto dell’OCSE (Health at a Glance 2017), dove l’Italia riporta una mortalità tra le più basse fra i paesi a economia avanzata. Discorso analogo per quanto riguarda la mortalità a 30 giorni dopo un episodio di ictus ischemico: il valore medio nazionale del 10,9%, in diminuzione rispetto al 2015, è in linea con il dato dei paesi sviluppati a benessere diffuso.
Colecisti
Per quanto riguarda l’area dell’apparato digerente, l’indicatore che misura la proporzione di interventi di colecistectomia laparoscopica con degenza post-operatoria inferiore a 3 giorni valuta la percentuale di ricoveri con degenza più estesa rispetto a quanto richiesto dalla natura della patologia e della prestazione. Il valore medio nazionale è passato dal 58,8% del 2010 al 72,7% del 2016, in linea con la soglia prevista dal DM 70. Restano tuttavia importanti differenze di comportamento tra le strutture ospedaliere, non necessariamente giustificate da una differente distribuzione della gravità clinica e della complessità della casistica.

*Indicatori di Esito: documentano una modifica degli esiti assistenziali clinici (mortalità, eventi clinici, etc); economici: costi sanitari diretti, indiretti e intangibili; umanistici: (sintomi, qualità di vita, soddisfazione del paziente). Indicatori di Processo: misurano l’appropriatezza del processo assistenziale secondo quanto definito da standard di riferimento: linee guida EBM, percorsi assistenziali.

Letto 1819 volte Ultima modifica il Venerdì, 05 Gennaio 2018 15:05

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