Questo sito utilizza cookies tecnici e di terze parti per funzionalità quali la condivisione sui social network e/o la visualizzazione di media. Se non acconsenti all'utilizzo dei cookie di terze parti, alcune di queste funzionalità potrebbero essere non disponibili.

Logo Repubblica Italiana
Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali

osservatorio buone praticheL’Osservatorio per le Buone Pratiche sulla sicurezza del paziente di AGENAS, una buona pratica da emulare per la promozione della sicurezza dei pazienti. È il riconoscimento inserito nel rapporto relativo alla Revisione della Qualità dell’Assistenza del Messico elaborato da un pool di esperti  dell’Ocse - Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico  - OECD Reviews of Health Systems Mexico 2016 (LINK).

L’organismo internazionale valorizza, in particolare, la ratio e la capacità dell’Osservatorio  (LINK) di coinvolgere tutti gli stakeholder: istituzioni centrali (Ministero della Salute e AGENAS), Regioni, aziende e professionisti sanitari, che a diverso titolo possono offrire il proprio contributo a supporto della qualità e sicurezza delle cure, attraverso l’individuazione, il trasferimento e la condivisione delle migliori esperienze.

 «Il riconoscimento internazionale - dichiara Francesco Bevere, Direttore Generale dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari regionali - è un’ulteriore testimonianza del ruolo di AGENAS, e in particolare dell’Osservatorio, come soggetto facilitatore di rete e di scambio di buone pratiche e conoscenze virtuose. L’Osservatorio, fin dalla sua istituzione nel 2008, si è rivelato utile nel consentire ai sistemi regionali di apprendere dalle esperienze altrui per migliorare i propri servizi; un luogo “virtuale” di incontro di iniziative, strumenti e modelli elaborati ai diversi livelli istituzionali con l’obiettivo di “mettere a sistema” le singole esperienze positive. Attraverso l’Osservatorio, AGENAS vuole contribuire, conclude Bevere, a valorizzare le esperienze positive di cui sono protagonisti gli operatori sanitari che quotidianamente, nel più assoluto anonimato e con zelo, lavorano a rendere migliore e più sicuro il nostro sistema sanitario».

Pubblicato in primo_piano

osservatorio buone praticheIl 16 giugno presso la sede di AGENAS, via Piemonte 60, sono stati presentati i risultati del progetto di ricerca “Supporto alle Regioni nello sviluppo e/o nel miglioramento del sistema di governance regionale del rischio clinico - Linkage”, finanziato dal Ministero della Salute nell’ambito del programma di ricerca corrente 2013, con l’obiettivo di sviluppare e sperimentare un modello di analisi in grado di integrare le informazioni sulla sicurezza del paziente provenienti da metodi e strumenti diversi, in modo da trasformare i dati in informazioni disponibili per i decision maker.

Leggi l'articolo della Newsletter AGENAS: "Progetto Linkage: ovvero come misurare la sicurezza dei pazienti"  (LINK)

Leggi la pagina del progetto di ricerca  (LINK)

 

 

Pubblicato in Atti
Giovedì, 30 Giugno 2016 00:00

Nuova Newsletter AGENAS

 

Brochure

In apertura l’avvio della Call Buone Pratiche per la sicurezza del paziente e i numeri dell’Osservatorio, a seguire il nuovo Monitor n. 40 incentrato sui Piani di rientro e i due convegni AGENAS “Supporto alle Regioni nello sviluppo e/o nel miglioramento del sistema di governance regionale del rischio clinico – Linkage” e “Strumenti per la promozione dell’empowerment in oncologia pediatrica”.

 

 

Pubblicato in primo_piano

osservatorio buone praticheLa recente revisione della qualità dell’assistenza sanitaria del nostro Paese, elaborata nel 2014 dall’OCSE, ha incluso l’Italia tra gli Stati leader nelle politiche di sicurezza dei pazienti, grazie anche al numero “straordinario” di iniziative messe in atto per monitorare, controllare e promuovere il miglioramento della sicurezza del paziente. Tuttavia, l’organismo europeo e la letteratura internazionale rilevano la necessità di superare la frammentarietà  e la scarsa integrazione di fonti informative, direttamente e indirettamente collegate alla sicurezza dei pazienti, che ostacolano la possibilità per i decision maker di adottare strategie di miglioramento della patient safety. Infatti, i metodi più diffusi per l’analisi e la valutazione del rischio clinico, indicati dalla letteratura quali: revisione delle cartelli cliniche, incident reporting, audit, nonché richieste di risarcimenti e reclami sono da considerarsi complementari e non alternativi, essendo ciascuno capace di individuare alcuni specifici eventi avversi. In questo contesto, AGENAS ha realizzato il progetto di ricerca “Supporto alle Regioni nello sviluppo e/o nel miglioramento del sistema di governance regionale del rischio clinico - Linkage”, finanziato dal Ministero della Salute nell’ambito del programma di ricerca corrente 2013, con l’obiettivo di sviluppare e sperimentare un modello di analisi in grado di integrare le informazioni sulla sicurezza del paziente provenienti da metodi e strumenti diversi, in modo da trasformare i dati in informazioni disponibili per i decision maker.
Nel dettaglio, il progetto di ricerca ha individuato due Regioni: Emilia Romagna e Molise che presentavano diversi gradi di sviluppo di sistemi di governance del rischio clinico; ha utilizzato le fonti informative disponibili per l’AGENAS: (Osservatorio Buone Pratiche per la sicurezza dei pazienti, Sistema di Monitoraggio dell’implementazione delle raccomandazioni per la prevenzione degli eventi sentinella, SIMES/ Denunce Sinistri, Schede Dimissioni Ospedaliere -SDO; Posti letto per struttura ospedaliera, Personale) per cinque Regioni (Lombardia, Emilia Romagna, Lazio, Molise e Sicilia) limitatamente al triennio 2011 –2013. Si è, dunque, elaborato un modello di analisi integrata di alcune variabili legate alla sicurezza dei pazienti, che tiene conto delle Caratteristiche delle strutture sanitarie: tipologia, posti letto, personale e volume delle attività; Dati di processo: implementazione delle Raccomandazioni e delle Buone Pratiche; Dati di esito: denunce sinistri e indicatori di sicurezza del paziente. I risultati conseguiti, nonostante necessitino di ulteriori approfondimenti, dimostrano una maggiore propensione delle strutture sanitarie alla rilevazione e registrazione dei dati relativi alla sicurezza dei pazienti. Sono stati elaborati diversi modelli statistici per l’analisi di correlazioni tra variabili legate alla sicurezza dei pazienti suscettibili di ulteriori sperimentazioni derivanti dalla loro alimentazione con altri database eventualmente disponibili. Alcuni modelli statistici rivelano una relazione positiva tra implementazione di Buone pratiche, Raccomandazioni e riduzione degli eventi avversi all’interno delle strutture sanitarie. Il progetto ha, tuttavia, evidenziato la necessità di migliorare ulteriormente la qualità dei dati rilevati dai sistemi informativi nazionali e regionali al fine di poter ottenere un quadro più completo della sicurezza delle strutture sanitarie. L’auspicio è che il modello di analisi elaborato da AGENAS in collaborazione con le Regioni e con il Ministero della Salute, per quanto necessiti di ulteriori approfondimenti, abbia indicato la strada da proseguire per la realizzazione di un sistema di misurazione della sicurezza e di strumenti di diretta utilità da mettere a disposizione dei professionisti, amministratori e decisori sanitari. 

È partita la Call for Good Practice 2016 centrata, quest’anno, sulle buone pratiche per la sicurezza del percorso nascita, in linea con le indicazioni internazionali e con la programmazione sanitaria nazionale.
L’iniziativa, realizzata dall’Osservatorio Buone Pratiche  (LINK), in collaborazione con il Comitato Tecnico delle Regioni e il Ministero della Salute, è rivolta alle Regioni e Province Autonome, nonché alla strutture accreditate, pubbliche e private del Ssn e ai professionisti della sanità, che possono segnalare gli interventi messi in atto con l’obiettivo di migliorare la sicurezza del paziente e delle cure.
Nell’ambito della cornice programmatica definita da ciascuna Regione e Provincia Autonoma, gli enti interessati potranno inserire le pratiche fino al 7 novembre 2016, mentre le Regioni potranno procedere all’analisi e alla validazione delle esperienze fino al 18 novembre 2016.
L’Osservatorio, nato nel 2008, si è rivelato in questi anni (come illustrato nella Tabella) un prezioso contenitore di scambio di buone pratiche con oltre 2.360 buone pratiche inserite e disponibili per la consultazione nel web database, 800 professionisti protagonisti di buone pratiche.

 

I numeri dell'Osservatorio  
Numero di buone pratiche presenti nell’archivio web di AGENAS al 2015 2362
Numero di Regioni e P.A. partecipanti al monitoraggio 21/21
Numero di professionisti che hanno inviato buone pratiche all’Osservatorio 800
Percentuale di buone pratiche trasferite ad altre strutture* 36%
Percentuale di buone pratiche contenenti un abstract per il cittadino 100%
Numero di accessi annui al portale dell’Osservatorio** 13.500
Numero di utenti che hanno visitato il portale dell’Osservatorio in un triennio** 23.600
Numero di citazioni del portale dell’Osservatorio*** 13.200

* Monitoraggio 2014

** Statistiche Google Analytics - periodo 1 gennaio 2102-31 dicembre 2014

*** Fonte Google, numero di risultati di google per l’url dell’Osservatorio (http://buonepratiche.agenas.it/default.aspx)

È partita la Call for Good Practice 2015, l’ottava edizione della raccolta delle buone pratiche per la sicurezza dei pazienti. Quest’anno le buone prassi potranno essere inviate dal 22 giugno al 6 novembre e i coordinatori delle Regioni potranno validare quelle pervenute fino al 15 novembre 2015. L’iniziativa, realizzata dall’Osservatorio Buone Pratiche, in collaborazione con il Comitato Tecnico delle Regioni e il Ministero della Salute, è rivolta alle Regioni e Province Autonome, nonché alla strutture accreditate, pubbliche e private del Ssn e ai professionisti della sanità, che possono segnalare gli interventi messi in atto con l’obiettivo di migliorare la sicurezza del paziente e delle cure. Purtroppo ancora oggi, malgrado i numerosi sforzi per migliorare la sicurezza dei pazienti, gli eventi avversi rappresentano uno dei principali problemi di salute pubblica a livello globale, con circa 43 milioni di pazienti che subiscono danni da cure sbagliate in ospedale ogni anno, cioè uno ogni 10 ricoveri. Lo ha dichiarato il prof. Liam Donaldson responsabile del dipartimento sicurezza del paziente dell’Organizzazione mondiale della sanità, intervenendo di recente al congresso “The golden bridge: communication and patient safety”, promosso dal Centro Rischio Clinico della Regione Toscana.
Allo stesso tempo alla Convention nazionale dei Clinical risk manager, svoltasi a Bari e alla quale hanno partecipato anche i responsabili Agenas, è stato ricordato come, secondo i dati dell’Eurobarometro 2014, il 53% dei cittadini europei che devono entrare in ospedale, temano un avvento avverso. Nel nostro Paese il tasso di incidenza di eventi avversi in ospedale è del 5,2%, in linea con le percentuali degli altri Paesi Ue.
L’Osservatorio buone pratiche per la sicurezza dei pazienti - istituito per l’esercizio della funzione di monitoraggio delle buone pratiche, attribuita all’Agenas da un’Intesa tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome - ha avviato le sue attività nel febbraio 2008. Favorire il trasferimento delle esperienze facilitando l’accesso alle informazioni, sostenendo lo scambio di conoscenze e promuovendo l’integrazione e l’interazione tra Regioni, organizzazioni sanitarie e professionisti: questo l’obiettivo principale dell’Osservatorio che rappresenta altresì uno strumento attraverso il quale il cittadino/paziente può essere informato in merito alle diverse iniziative prese per il governo del rischio clinico nelle strutture sul territorio nazionale.
In linea con la Risoluzione del Parlamento europeo del  maggio 2015 su un’assistenza sanitaria più sicura in Europa, l’Osservatorio intende favorire la piena attuazione della Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea (2009) promuovendo la sicurezza anche nella continuità del percorso di assistenza del paziente (soprattutto all’atto del passaggio tra l’ospedale e il settore delle cure primarie) e l’applicazione delle buone pratiche in materia di igiene per limitare la diffusione di infezioni associate all’assistenza. Per questa ragione nella Call 2015 verrà attribuita particolare rilevanza alle esperienze di applicazione di tre pratiche per la sicurezza: check list (Oms) per la sicurezza in chirurgia; riconciliazione farmacologia; interventi multimodali per l’igiene delle mani.
Ampio rilievo, inoltre, verrà attribuito alle esperienze di miglioramento della sicurezza del paziente realizzate nell’ambito dell’assistenza primaria. Ciò anche ai fini di possibili scambi di conoscenze ed esperienze con altri Paesi europei che hanno avviato specifici programmi di miglioramento della sicurezza delle cure primarie che rappresentano la porta di accesso, il primo contatto delle persone con il servizio sanitario. Occorre ricordare come le campagne per la prevenzione delle infezioni collegate all’assistenza mediante l’igiene delle mani e la sicurezza chirurgica attraverso la linea guida e la check list di sala operatoria, abbiano prodotto buoni risultati. Ma ancora oggi esistono forti criticità con un’adesione all’igiene delle mani da parte degli operatori che non supera il 40%, mentre la check list di sala operatoria talune volte viene applicata in modo burocratico, come un mero adempimento formale.
Infine va ricordato che anche l’edizione 2015 della Call è improntata alla stretta sinergia con le attività in corso di realizzazione a livello europeo, nell’ambito della Joint Action PaSQ (European Union Network for Patient Safety and Quality of Care), pertanto le esperienze segnalate all’Osservatorio Agenas potranno confluire all’interno dell’archivio web disponibile a livello europeo.

Per approfondimenti sulla Call e informazioni per la partecipazione:

 

 

È partita anche quest’anno l’ottava edizione della Call per la raccolta delle buone pratiche per la sicurezza dei pazienti. La compilazione della scheda di rilevazione delle buone pratiche sarà abilitata dal 22 giugno al 6 novembre 2015. I coordinatori delle Regioni potranno validare le schede pervenute fino al 15 novembre 2015. L’iniziativa, realizzata dall’Osservatorio Buone Pratiche, in collaborazione con il Comitato Tecnico delle Regioni e il Ministero della Salute, è rivolta alle Regioni e Province Autonome, nonché alla strutture accreditate, pubbliche e private del SSN e ai professionisti della sanità, che possono segnalare gli interventi messi in atto con l’obiettivo di migliorare la sicurezza del paziente e delle cure. Sul sito dell’Osservatorio tutte le istruzioni per chi vuole partecipare, le schede da compilare e i criteri a cui devono rispondere le pratiche.

Anche l’edizione 2015 della call è improntata alla stretta sinergia con le attività in corso di realizzazione a livello europeo, nell’ambito della Joint Action PaSQ (European Unione Network for Patient Safety and Quality of Care), pertanto le esperienze segnalate all’Osservatorio Agenas potranno confluire all’interno dell’archivio web disponibile a livello europeo.

Vai al sito dell'Osservatorio Buone Pratiche

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in primo_piano

Il 26 marzo Agenas ha presentato i risultati del monitoraggio per verificare l’effettivo sviluppo delle reti di cure palliative e il relativo processo di accreditamento. Mission dell’Osservatorio  (LINK) è monitorare il possesso degli standard strutturali qualitativi e quantitativi previsti dalla legge 38/2010 e dai successivi provvedimenti attuativi.
"Si tratta di uno strumento - dichiara il Direttore Generale Francesco Bevere - per la verifica dell’applicazione di una legge tra le più avanzate d’Europa e che assicura il rispetto della dignità e dell’autonomia della persona, il bisogno di salute, l’equità, l’appropriatezza, la tutela e la promozione della qualità della vita in ogni fase della malattia, in particolare in quella terminale".
Le strutture locali censite, le cosiddette UCP, si configurano come un’aggregazione funzionale e integrata delle attività di cure palliative e sono erogate: in hospice di tipo residenziale, in ospedale, attraverso le attività di consulenza specialistica di day hospital e ambulatoriali, a domicilio, attraverso équipe in grado di erogare prestazioni sia di base sia specialistiche.
La call 2014 ha coinvolto tutte le Regioni e le Province Autonome con 118 Unità di cure palliative corrispondenti a 185 équipe, ma sono 56 le strutture che hanno soddisfatto i criteri essenziali di carattere normativo, relativi alla certificazione e ai dati di attività e che sono state sottoposte a 14 indicatori per valutarne le buone pratiche:

  1. presenza della rete locale di cure palliative
  2. assistenza h24 e 7 su 7
  3. assistenza di base
  4. assistenza specialistica
  5. sostegno psicologico
  6. colloquio strutturato con i familiari
  7. formazione permanente del personale
  8. tempistica presa in carico malati oncologici deceduti
  9. fornitura farmaci a domicilio
  10. numero di malati oncologici assistiti per anno
  11. numero posti letto domiciliari equivalenti
  12. supporto di Onp
  13. coefficiente intensità assistenziale
  14. percentuale malati oncologici deceduti a domicilio

I parametri soddisfatti con maggiore frequenza sono stati: colloquio familiare strutturato (100%); assistenza specialistica (98,2%) e Formazione Ecm (96,4%), il supporto psicologico (92,9%). I più difficili da soddisfare risultano: decessi a domicilio (50%) e coefficiente intensità assistenziale medio (44,6%).

Per qualunque chiarimento sulla registrazione all’Osservatorio, sui contenuti delle schede o le attività dell’Osservatorio, vi invitiamo a contattare la segreteria scientifica: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Per approfondimenti pubblichiamo di seguito i dati presentati:

 

 

Giovedì, 29 Gennaio 2015 00:00

I voti dell’Ocse alla sanità italiana

Alla fine eccola la “Revisione Ocse sulla qualità dell’assistenza sanitaria italiana”: in un  volume di 195 pagine, la fotografia, realizzata in collaborazione con Agenas, della qualità dell'assistenza fornita, evidenziando le buone pratiche e proponendo una serie di valutazioni e raccomandazioni finalizzate a sostenere un ulteriore miglioramento della qualità delle cure (LINK). “Il bilancio che possiamo tracciare è indubbiamente positivo: il sistema sanitario italiano viene preso come esempio dagli altri Paesi, europei e non.così il Ministro Lorenzin alla presentazione del Rapporto - Ma non dobbiamo adagiarci sugli allori: abbiamo ben presenti le criticità e le sfide ancora da affrontare. Senza qualità non c’è Sanità: occorre dunque garantire che gli sforzi attuati per contenere la spesa sanitaria non mettano a rischio la qualità come principio fondamentale di governance. Dobbiamo sostenere le Regioni e Province autonome che presentano una infrastruttura più debole, perché siano in grado di erogare servizi di qualità come le Regioni più virtuose”.

Era il 2012 quando ha preso il via il progetto “Revisione OCSE della qualità dell’assistenza sanitaria in Europa”, progetto che si inquadra nelle attività di collaborazione del Ministero della salute e di Agenas con l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (LINK). Le revisioni della qualità condotte da Ocse rappresentano, infatti, un modo innovativo di scambiare le migliori esperienze fatte da amministratori e decisori nel tentativo di migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria, attraverso il confronto sistematico tra i risultati ottenuti a livello nazionale/regionale ed i principali riferimenti internazionali identificati da Ocse. Un impegno di oltre due anni che possiamo così semplificare: si è costituito un Tavolo di lavoro misto (con i referenti del Ministero della salute e di Agenas), con un primo supporto di materiale scientifico e documenti, al fine di individuare i temi su cui concentrare l’indagine. Sono stati compilati, successivamente, questionari dell’Ocse molto dettagliati, sono seguiti incontri e “interviste” di approfondimento con i decisori politici a vario livello istituzionale, nazionale e regionale.

Quattro i capitoli di cui si compone l’indagine, quattro i grandi temi presi in esame: le politiche e le pratiche adottate per la qualità del Sistema sanitario; il ruolo delle cure primarie; la formazione; la valutazione e il miglioramento dei sistemi sanitari regionali. E se le prime due sezioni sono comprese in ogni Revisione dei Paesi aderenti all’Ocse, la terza e quarta - la formazione dei professionisti sanitari e la  qualità della governance in un sistema decentralizzato - sono stati definiti in sede di progettazione.

E il 15 gennaio all’Auditorium del Ministero c’erano tutti i dirigenti Agenas, i rappresentanti dell’Ocse, il Ministro Lorenzin e la Direzione della programmazione sanitaria.

In sintesi una buona performance quella del Ssn: “Gli indicatori di salute della popolazione italiana sono tra i migliori nell’area Ocse. L’Italia è al quinto posto tra in Paesi Ocse nell’aspettativa di vita alla nascita, 82.3 anni. I tassi di ricovero ospedaliero per asma, malattie polmonari croniche sono tra i più bassi dell’area e quelli di mortalità a seguito di ictus o infarto sono ben al di sotto della media Ocse”. Ma il tutto è  messo in discussione  dalle forti pressioni di contenimento della spesa degli ultimi anni e dalle profonde differenze regionali.

Tanti gli aspetti positivi sottolineati: una buona assistenza fornita ad un prezzo contenuto; il sistema delle cure primarie ha offerto  un’assistenza di alta qualità; passi importanti sono stati fatti verso un maggior coordinamento e integrazione dell’assistenza con la legge Balduzzi, che spinge alla creazione di reti di assistenza territoriale; buona l’assistenza fornita dal personale sanitario.

Ma è lungo anche l’elenco delle criticità: il risanamento delle finanze è divenuto priorità assoluta, nonostante i bisogni in fatto di salute evolvano rapidamente; il Ssn è caratterizzato da un alto livello di frammentazione e mancanza di coordinamento dell’assistenza erogata dai diversi professionisti. E ancora: l’Italia è un paese molto eterogeneo, sia dal punto di vista sociale che economico e tale eterogeneità si riflette sul sistema sanitario e le differenze regionali in termini di qualità dell’assistenza rimangono significative; la professione medica continua a basarsi sull’abilitazione e su sistemi di educazione continua in medicina relativamente poco impegnativi; l’infrastruttura informativa è insufficientemente sfruttata…

Quindi l’Italia si trova ad affrontare due importanti sfide: far sì che gli sforzi per contenere la spesa non vadano ad intaccare la qualità quale principo fondamentale di governance e sostenere le Regioni più deboli affinchè possano erogare servizi di qualità come le regioni con prestazioni migliori.

I suggerimenti da parte dell’Ocse non mancano. Si legge tra l’altro nel comunicato dell’Organizzazione: “Sono necessari sforzi per sostenere le regioni e le provincie autonome più deboli affinché possano erogare servizi di alta qualità. È necessario sviluppare un approccio più omogeneo ed ambizioso per monitorare e migliorare la qualità a livello nazionale. Un’infrastruttura informativa meno frammentata aiuterebbe a valutare meglio la qualità dell’assistenza sanitaria. Sarebbe opportuno sviluppare ulteriormente le responsabilità delle autorità nazionali, come ad esempio Agenas, il cui ruolo è di supportare le regioni e le provincie autonome”.

E il nome di Agenas abita, inevitabilmente, in numerose pagine del Rapporto in relazione alle varie aree di intervento. Solo a titolo di esempio, l’Ocse sottolineata l’importanza e l’eccellenza dell’Osservatorio delle Buone Pratiche, strumento fondamentale per la sicurezza del paziente, e invita a lavorare ad un programma di implementazione delle stesse.

Il coordinamento del progetto ha costituito per Agenas un’interessante occasione di confronto con i ricercatori Ocse e con i metodi e gli strumenti da essi utilizzati per operare revisioni esterne dell'assistenza sanitaria. Una partecipazione che, oltre ad un arricchimento delle esperienze e delle competenze, ha consentito la mappatura e la sistematizzazione  di tutti i riferimenti (normativi e programmatici) esistenti, ai diversi livelli, nel nostro Paese e dalla cui analisi è derivato un dettagliato stato dell'arte della qualità dell'assistenza sanitaria. Un risultato che rappresenta per tutti coloro che sono impegnati nella promozione della qualità delle cure prestate ai cittadini, un utilissimo punto di partenza per l'auspicabile messa in atto di interventi di miglioramento.

Come del resto ha evidenziato il Direttore di Agenas Francesco Bevere, nel corso dell’audizione presso la Commissione Igiene e sanità del Senato“è emerso come l’Italia abbia migliorato notevolmente la qualità dell’assistenza sanitaria negli ultimi decenni, anche se restano da affrontare molti nodi e sicuramente il più importante è quello della sostenibilità del sistema e, quindi, della sua stessa sopravvivenza”.

Per approfondimenti:

 

 

Giorni di lavoro all’Osservatorio Buone Pratiche, istituito presso Agenas per il monitoraggio delle “Buone Pratiche per la sicurezza del paziente”, compito attribuito all’Agenzia dall’Intesa Stato-Regioni del 2008. Si sta portando a termine, infatti, la classificazione delle prassi segnalate in occasione della VII edizione della Call for Good Practice (che quest’anno si è svolta nel periodo 16 giugno-3 novembre) e validate dai coordinatori delle Regioni.

Un’ottima annata questa del 2014: alla “chiamata” si è risposto da tutta Italia con l’invio di circa 300 Buone Pratiche, numero che si è mantenuto pressoché invariato nel corso degli anni e che ha portato, dal 2008 ad oggi, ad oltre 2 mila le procedure registrate nel database dell’Osservatorio, mentre sono saliti a circa 800 i professionisti “compilatori”. Ciò a testimonianza della forte attenzione rivolta alla sicurezza del paziente e delle cure da parte degli operatori della sanità e di tutte le strutture pubbliche e private accreditate del SSN.

18 le Regioni che hanno partecipato quest’anno: Toscana, Lombardia, Friuli e Puglia sono quelle che hanno dato il contributo maggiore.

Due le tipologie richieste e segnalate: la Pratica Clinica, cioè “la procedura operativa standardizzata nell’assistenza sanitaria e all’interno dell’organizzazione sanitaria che tocca direttamente il paziente” e la Pratica di Clinical Risk Managementprocedura operativa, politica, strategia o pratica, nell’assistenza sanitaria e all’interno dell’organizzazione sanitaria il cui obiettivo è quello di raggiungere l’equilibrio ottimale tra rischi, costi e benefici e che interessa in maniera indiretta il paziente”.

Duplici anche le tematiche a cui le Pratiche devono rispondere: l’implementazione delle Raccomandazioni emanate dal Ministero della Salute in tema di prevenzione di eventi sentinella - alla data attuale sono 16 le Raccomandazioni consultabili anche sul sito del Ministero (LINK) e la gestione e prevenzione degli Eventi sentinella, eventi avversi di particolare gravità che possono comportare morte o grave danno al paziente - Elenco  (LINK).

Ad una prima analisi della Call 2014 risultano essere numerose le pratiche implementate con successo anche in altri contesti, più del 30% sono già state trasferite e il 45% prevedono il coinvolgimento diretto delle associazioni dei cittadini. In particolare, le Pratiche Cliniche fanno riferimento ai Farmaci/fluidi endovenosi per il 12%, alla Documentazione per il 5%, al Sistema rapido di allerta per il 4%. Le Pratiche di Risk Management riguardano prevalentemente la realizzazione di iniziative e interventi per la sicurezza del paziente (24%). In tema di implementazione delle Raccomandazioni le prassi validate si riferiscono per il 15% alla prevenzione della morte, coma o grave danno derivati da errori in terapia farmacologica; per il 13% alla corretta identificazione dei pazienti, del sito chirurgico e della procedura; per il 10% alla prevenzione della ritenzione di garze, strumenti o altro materiale all’interno del sito chirurgico. Infine, per ciò che riguarda gli eventi avversi, si segnala un 12% di pratiche relative alle infezioni ospedaliere, mentre un 7% si riferisce all’igiene delle mani, pratica di cui si sollecita l’attuazione in tutti i Paesi membri dell’Unione Europea, assieme alla Riconciliazione farmacologica e alla Checklist per la sicurezza in chirurgia.

Una novità della Call 2014 ha riguardato la scheda di rilevazione, che è stata allineata a quella dell’analogo sistema di rilevazione europeo, sviluppata nel corso della Joint Action PaSQ - European Union Network for Patient Savety and Quality of Care - www.pasq.eu (LINK), a cui Agenas partecipa come Associated Partner e come National Contact Point. Il nuovo formato della scheda permetterà di far confluire più agevolmente le pratiche inserite nell’Osservatorio anche nel database europeo. Circa 40 Buone Pratiche della Call 2013, selezionate con la collaborazione del Comitato tecnico delle Regioni per la sicurezza dei pazienti, sono confluite nell’archivio web europeo portando così a 104 quelle targate “made in Italy” inserite nel corso dei due “round” di rilevazione (2012-2013).

Cambiamenti anche per il database, la sezione in cui è possibile consultare tutte le esperienze inviate - a partire dal 2008 – all’Osservatorio Buone Pratiche.

In linea con il ciclo delle buone pratiche e in particolare con la fase di diffusione/trasferimento, per ogni esperienza è visualizzabile l’intera documentazione trasmessa all’Osservatorio, corredata dai riferimenti dei professionisti da contattare per eventuali approfondimenti. Il database dell’Osservatorio è consultabile attraverso la selezione di uno o più criteri di ricerca: Anno, Regione, Classificazione OBP (Osservatorio Buone Pratiche Agenas), Raccomandazione, Evento Avverso, Titolo dell’esperienza. E, a partire dal 2014, è stata aggiunta la nuova Classificazione PaSQ, naturalmente valida per le pratiche inserite da quest’anno. Cinque le categorie:

Pratica Sicura, che ha dimostrato la propria efficacia in termini di miglioramento della sicurezza. Il miglioramento deve essere dimostrato attraverso il confronto tra la misurazione baseline effettuata prima dell’implementazione e la valutazione successiva all'implementazione. La valutazione comparativa può essere sia quantitativa che qualitativa.

Pratica Potenzialmente Sicura, per la quale è stata effettuata una misurazione baseline ma i suoi effetti, in termini di miglioramento della sicurezza, non sono ancora stati valutati.

Pratica di Efficacia Non Provata, che è stata implementata e valutata, ma la cui valutazione comparativa tra il prima e il dopo non ha evidenziato miglioramenti.

Pratica Non Implementata, che non è stata ancora implementata; si tratta, ad esempio, di iniziative o idee in fase di sviluppo.

Pratica Non Valutata, che viene così classificata se è stata implementata, ma non è stata effettuata una misurazione baseline.

 

Per approfondimenti: