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Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali

Ricerca Corrente 2015

Capofila: AGENAS

Responsabile scientifico: Giovanni Caracci

Referente AGENAS: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.; Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

Capofila: AGENAS

Unita' Progetto:

Cittadinanzattiva, Regione Marche, Provincia Autonoma di Trento 

Abstract

Il progetto è finalizzato ad implementare il modello di valutazione partecipata basato sulla partnership tra professionisti e cittadini nell’ambito dell’assistenza territoriale, segnatamente alle strutture residenziali che offrono assistenza agli anziani; il riferimento è al modello di valutazione partecipata sperimentato e applicato nelle strutture di ricovero nell’ambito dei due progetti di Ricerca Corrente realizzati nel quadriennio 2011-2014 (LINK a RC 2012 “La valutazione della qualità delle strutture ospedaliere secondo la prospettiva del cittadino” link 16) e attualmente in uso nell’ambito del programma volto a valutare l’umanizzazione in tutte le strutture di ricovero presenti sul territorio nazionale (LINK a RA 2015 “La valutazione partecipata del grado di umanizzazione delle strutture di ricovero” link 16).

Il progetto “Implementazione di metodi e strumenti per la valutazione partecipata del grado di umanizzazione delle Residenze Sanitarie Assistenziali” ha perseguito i seguenti obiettivi:

  • Condividere a livello interregionale con tutti gli stakeholder i metodi e gli strumenti per la valutazione partecipata del grado di umanizzazione dell’assistenza sanitaria residenziale offerta ai pazienti anziani.
  • Formare i professionisti delle Regioni/PA, delle strutture residenziali ed i cittadini all’utilizzo dei metodi e strumenti per la valutazione delle RSA.
  • Realizzare la valutazione partecipata del grado di umanizzazione delle strutture residenziali selezionate dalle Unità di Ricerca.
  • Raccogliere, elaborare e restituire i dati rilevati nelle strutture, per la definizione di azioni di miglioramento.
  • Diffondere a livello nazionale i metodi e gli strumenti per la valutazione partecipata del grado di umanizzazione delle strutture residenziali.

Attraverso la collaborazione con le Unità di Progetto sono stati definiti metodi e strumenti, formati professionisti e cittadini al loro utilizzo, sperimentati in 15 RSA dalla Regione Marche e dalla Provincia Autonoma di Trento e rivisti in base ai risultati della sperimentazione. Il progetto, che si è concluso raggiungendo gli obiettivi previsti, ha permesso di definire la metodologia di valutazione partecipata e di costruire una checklist specificamente dedicata alla valutazione del grado di umanizzazione delle RSA.

Le attività sono state realizzate avvalendosi anche del Gruppo Interregionale sull’empowerment, il network promosso dall’Agenas a cui partecipano gli esperti delle Regioni e Province Autonome, che ha partecipato alla realizzazione del modello di valutazione in ambito ospedaliero.

Stato della ricerca: Conclusa

 

 

 

 

 

Pubblicato in ricerca
Martedì, 27 Ottobre 2015 00:00

Medicina Difensiva e Appropriatezza

Brochure

Da qualche tempo si parla molto di Medicina Difensiva (MD) ma non sempre con “appropriatezza”; in particolare si formulano a volte soluzioni emotive sulla base di qualche informazione parziale senza tener conto delle reali e profonde cause della stessa e degli strumenti oggettivamente migliori per affrontare i problemi; un’evidente questione di metodo. L’Appropriatezza (A) segue per molti aspetti le stesse dinamiche. In altri termini, come in clinica, non si può curare efficacemente una malattia curando solo alcuni sintomi considerando ciò che ad occhio si crede siano le cause, ma occorre seguire una corretta metodologia clinica; MD e inappropriatezza sono delle patologie dell’organizzazione e come tali andrebbero metodologicamente affrontate.
Dallo studio più aggiornato sulla MD (condotto da Agenas e conclusosi nel novembre 2014) emerge che le cause che spingono i medici a comportamenti difensivistici sono: 1) legislazione sfavorevole al medico (31% delle risposte), 2) rischio di essere citato in giudizio (28%), 3) sbilanciamento del rapporto medico paziente (14%). Il primum movens alle prescrizioni difensivistiche (e quindi per definizione inappropriate e come tali tecnicamente un errore) è pertanto la paura del medico; e la paura, evidente, non si elimina ope legis ma depotenziandola, cioè individuando ed eliminando tutte le cause e cambiando la cultura; intervenendo cioè sui determinanti dei comportamenti e non solo su questi ultimi.   
Cause principali dell’inappropriatezza sono da un lato la MD e dall’altro l’incompetenza professionale; sulla prima causa si è detto sopra; sulla seconda lo strumento è una formazione vera, mirata e realmente verificata. L’imposizione legislativa dell’appropriatezza (terapia sintomatica e come tale solo a volte utile ma sempre rischiosa) da sola è un intervento meccanicistico potenzialmente efficace solo in casi particolari che rischia di avere un effetto rebound sia emotivo sia tecnico, togliendo l’indispensabile elasticità al sempre delicato processo diagnostico terapeutico.   
La terza causa della MD, il deteriorato rapporto medico paziente è per molti aspetti il più importante, perché è lì che avviene la reciproca perdita di fiducia ed è li che vengono deluse le aspettative; ma è anche lì che si potrebbe fare moltissimo per risolvere il problema: ristabilire la fiducia del paziente nel medico e del medico nel paziente (aspetto sottovalutato ma cruciale per la genesi della paura). Per farlo serve la disponibilità di entrambi e che le amministrazioni tengano presente che il tempo dedicato al rapporto medico paziente non è erodibile ai fini dell’efficienza ma è parte insostituibile dell’atto medico.  
Per tutti questi motivi è un’utopia pensare di ridurre in tempi medio brevi il costo, stimato in circa 10 miliardi di Euro della Medicina Difensiva.

Di Quinto Tozzi, dirigente Agenas

 

 

 

Mercoledì, 03 Giugno 2015 00:00

Il progetto Agenas sulla Medicina Difensiva

La recente pubblicazione dei risultati del Progetto di ricerca di Agenas sulla Medicina Difensiva in Italia oltre a mettere a disposizione delle regioni un modello standardizzato di rilevazione del fenomeno fa il punto sulla sua attuale diffusione, sulle motivazioni che ne sono alla base e sulla stima del suo impatto economico fornendo così la base concettuale e informativa per un suo più efficace contrasto.

Pubblichiamo il contributo “Il progetto Agenas sulla Medicina Difensiva” di Quinto Tozzi, dirigente Agenas - Area di studio e ricerca Rischio clinico, apparso sul nuovo numero della rivista “Pratica Medica & Aspetti Legali”:

 

 

 

Giovedì, 29 Gennaio 2015 00:00

I voti dell’Ocse alla sanità italiana

Alla fine eccola la “Revisione Ocse sulla qualità dell’assistenza sanitaria italiana”: in un  volume di 195 pagine, la fotografia, realizzata in collaborazione con Agenas, della qualità dell'assistenza fornita, evidenziando le buone pratiche e proponendo una serie di valutazioni e raccomandazioni finalizzate a sostenere un ulteriore miglioramento della qualità delle cure (LINK). “Il bilancio che possiamo tracciare è indubbiamente positivo: il sistema sanitario italiano viene preso come esempio dagli altri Paesi, europei e non.così il Ministro Lorenzin alla presentazione del Rapporto - Ma non dobbiamo adagiarci sugli allori: abbiamo ben presenti le criticità e le sfide ancora da affrontare. Senza qualità non c’è Sanità: occorre dunque garantire che gli sforzi attuati per contenere la spesa sanitaria non mettano a rischio la qualità come principio fondamentale di governance. Dobbiamo sostenere le Regioni e Province autonome che presentano una infrastruttura più debole, perché siano in grado di erogare servizi di qualità come le Regioni più virtuose”.

Era il 2012 quando ha preso il via il progetto “Revisione OCSE della qualità dell’assistenza sanitaria in Europa”, progetto che si inquadra nelle attività di collaborazione del Ministero della salute e di Agenas con l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (LINK). Le revisioni della qualità condotte da Ocse rappresentano, infatti, un modo innovativo di scambiare le migliori esperienze fatte da amministratori e decisori nel tentativo di migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria, attraverso il confronto sistematico tra i risultati ottenuti a livello nazionale/regionale ed i principali riferimenti internazionali identificati da Ocse. Un impegno di oltre due anni che possiamo così semplificare: si è costituito un Tavolo di lavoro misto (con i referenti del Ministero della salute e di Agenas), con un primo supporto di materiale scientifico e documenti, al fine di individuare i temi su cui concentrare l’indagine. Sono stati compilati, successivamente, questionari dell’Ocse molto dettagliati, sono seguiti incontri e “interviste” di approfondimento con i decisori politici a vario livello istituzionale, nazionale e regionale.

Quattro i capitoli di cui si compone l’indagine, quattro i grandi temi presi in esame: le politiche e le pratiche adottate per la qualità del Sistema sanitario; il ruolo delle cure primarie; la formazione; la valutazione e il miglioramento dei sistemi sanitari regionali. E se le prime due sezioni sono comprese in ogni Revisione dei Paesi aderenti all’Ocse, la terza e quarta - la formazione dei professionisti sanitari e la  qualità della governance in un sistema decentralizzato - sono stati definiti in sede di progettazione.

E il 15 gennaio all’Auditorium del Ministero c’erano tutti i dirigenti Agenas, i rappresentanti dell’Ocse, il Ministro Lorenzin e la Direzione della programmazione sanitaria.

In sintesi una buona performance quella del Ssn: “Gli indicatori di salute della popolazione italiana sono tra i migliori nell’area Ocse. L’Italia è al quinto posto tra in Paesi Ocse nell’aspettativa di vita alla nascita, 82.3 anni. I tassi di ricovero ospedaliero per asma, malattie polmonari croniche sono tra i più bassi dell’area e quelli di mortalità a seguito di ictus o infarto sono ben al di sotto della media Ocse”. Ma il tutto è  messo in discussione  dalle forti pressioni di contenimento della spesa degli ultimi anni e dalle profonde differenze regionali.

Tanti gli aspetti positivi sottolineati: una buona assistenza fornita ad un prezzo contenuto; il sistema delle cure primarie ha offerto  un’assistenza di alta qualità; passi importanti sono stati fatti verso un maggior coordinamento e integrazione dell’assistenza con la legge Balduzzi, che spinge alla creazione di reti di assistenza territoriale; buona l’assistenza fornita dal personale sanitario.

Ma è lungo anche l’elenco delle criticità: il risanamento delle finanze è divenuto priorità assoluta, nonostante i bisogni in fatto di salute evolvano rapidamente; il Ssn è caratterizzato da un alto livello di frammentazione e mancanza di coordinamento dell’assistenza erogata dai diversi professionisti. E ancora: l’Italia è un paese molto eterogeneo, sia dal punto di vista sociale che economico e tale eterogeneità si riflette sul sistema sanitario e le differenze regionali in termini di qualità dell’assistenza rimangono significative; la professione medica continua a basarsi sull’abilitazione e su sistemi di educazione continua in medicina relativamente poco impegnativi; l’infrastruttura informativa è insufficientemente sfruttata…

Quindi l’Italia si trova ad affrontare due importanti sfide: far sì che gli sforzi per contenere la spesa non vadano ad intaccare la qualità quale principo fondamentale di governance e sostenere le Regioni più deboli affinchè possano erogare servizi di qualità come le regioni con prestazioni migliori.

I suggerimenti da parte dell’Ocse non mancano. Si legge tra l’altro nel comunicato dell’Organizzazione: “Sono necessari sforzi per sostenere le regioni e le provincie autonome più deboli affinché possano erogare servizi di alta qualità. È necessario sviluppare un approccio più omogeneo ed ambizioso per monitorare e migliorare la qualità a livello nazionale. Un’infrastruttura informativa meno frammentata aiuterebbe a valutare meglio la qualità dell’assistenza sanitaria. Sarebbe opportuno sviluppare ulteriormente le responsabilità delle autorità nazionali, come ad esempio Agenas, il cui ruolo è di supportare le regioni e le provincie autonome”.

E il nome di Agenas abita, inevitabilmente, in numerose pagine del Rapporto in relazione alle varie aree di intervento. Solo a titolo di esempio, l’Ocse sottolineata l’importanza e l’eccellenza dell’Osservatorio delle Buone Pratiche, strumento fondamentale per la sicurezza del paziente, e invita a lavorare ad un programma di implementazione delle stesse.

Il coordinamento del progetto ha costituito per Agenas un’interessante occasione di confronto con i ricercatori Ocse e con i metodi e gli strumenti da essi utilizzati per operare revisioni esterne dell'assistenza sanitaria. Una partecipazione che, oltre ad un arricchimento delle esperienze e delle competenze, ha consentito la mappatura e la sistematizzazione  di tutti i riferimenti (normativi e programmatici) esistenti, ai diversi livelli, nel nostro Paese e dalla cui analisi è derivato un dettagliato stato dell'arte della qualità dell'assistenza sanitaria. Un risultato che rappresenta per tutti coloro che sono impegnati nella promozione della qualità delle cure prestate ai cittadini, un utilissimo punto di partenza per l'auspicabile messa in atto di interventi di miglioramento.

Come del resto ha evidenziato il Direttore di Agenas Francesco Bevere, nel corso dell’audizione presso la Commissione Igiene e sanità del Senato“è emerso come l’Italia abbia migliorato notevolmente la qualità dell’assistenza sanitaria negli ultimi decenni, anche se restano da affrontare molti nodi e sicuramente il più importante è quello della sostenibilità del sistema e, quindi, della sua stessa sopravvivenza”.

Per approfondimenti:

 

 

Lunedì, 17 Novembre 2014 00:00

Convegno Agenas sulla Medicina difensiva

Brochure

“Medicina difensiva – Sperimentazione di un modello per la valutazione della sua diffusione e del relativo impatto economico” è il tema del workshop organizzato da Agenas, che si è tenuto l'11 novembre alle ore 9.30, a Roma, presso il Palazzo Santa Chiara, piazza di Santa Chiara, 14. In occasione del convegno sono stati illustrati i risultati della ricerca, elaborata dall’Agenas, che ha coinvolto nella sperimentazione del modello di rilevazione quattro Regioni (Lombardia, Marche, Sicilia, Umbria). “Con questo progetto - dichiara Francesco Bevere, Direttore generale dell’Agenas - l’Agenzia affronta un tema controverso, di grande attualità, quello della medicina difensiva, approntando strumenti validi alla valutazione del fenomeno in tutte le sue sfaccettature: dai fattori economici, alle cause legate essenzialmente ad una legislazione non sempre favorevole per i medici, agli aspetti emotivi del professionista sanitario".

Atti del convegno (per il momento disponibili)

Razionale, metodologia, considerazioni
Quinto TOZZI - Coordinatore scienifico del progetto, Dirigente Area di Sudio Rischio Clinico Agenas

 

 

Pubblicato in Atti
Lunedì, 17 Novembre 2014 00:00

L'edizione 2014 del Programma Nazionale Esiti

Il 20 ottobre scorso è stato presentato alla stampa, alla presenza del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, l’edizione PNE 2014, il Programma Nazionale Esiti sviluppato da Agenas per conto del Ministero della salute sui dati aggiornati al 2013. Il Programma fornisce valutazioni comparative di efficacia, sicurezza, efficienza e qualità delle cure prodotte nell’ambito del servizio sanitario e documenta evidenze sull’associazione tra volumi di attività ed esiti ai fini dell’individuazione degli standard qualitativi e quantitativi dell’assistenza ospedaliera. “Non una classifica”, come chiarisce il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzinma uno strumento di valutazione che ci permette di attuare correttivi di performance, un’azione di supporto alle Regioni realizzata insieme alle Regioni stesse, un mezzo per la valutazione e la misurazione che nel Patto per la salute è considerato determinante”.

“Da questa edizione in poi - ha dichiarato il Direttore generale di Agenas Francesco Bevere, “il PNE sarà uno degli strumenti determinanti anche per consentire ad Agenas di effettuare, assieme alle Regioni, il monitoraggio, l’analisi ed il controllo previsti dall’articolo 12 del Patto per la salute 2014 - 2016. Questi strumenti consentiranno al sistema di ‘giocare d’anticipo’ e di intervenire tempestivamente su difetti assistenziali e gestionali, per evitare la cronicizzazione delle criticità riscontrate”.

L’edizione 2014 di PNE analizza 131 indicatori che consentono di individuare tempestivamente scostamenti dei valori per le singole aziende rispetto al valore medio nazionale, al benchmark nazionale e agli anni precedenti (2008-2013). Gli indicatori sono discussi nell’ambito del Comitato PNE, composto dai rappresentanti di Regioni, Province Autonome, del Ministero della Salute ed Istituzioni scientifiche, si avvale inoltre della collaborazione delle società scientifiche. La progettazione, gestione, disegno e analisi dati e gestione del sito web è svolta dal Dipartimento di Epidemiologia del SSR del Lazio in qualità di centro operativo PNE di Agenas. Se nella fase attuale, PNE si concentra soprattutto sugli interventi di assistenza ospedaliera il programma valuta anche, in maniera indiretta, la qualità delle cure territoriali, con possibili applicazioni in termini di programmazione sanitaria (mediante l’elaborazione delle Schede di dimissione ospedaliera relative al 2013).

Uno dei corsi di formazione a distanza che ha avuto più successo in assoluto tra tutti i programmi di formazione è stato proprio quello sul Programma nazionale esiti, realizzato sulla piattaforma della FNOMCEO e dell’IPASVI, a cui hanno aderito più di 65.000 persone e che presto verrà replicato.

Il sito del Programma nazionale esiti è uno strumento finalizzato all’audit clinico organizzativo delle aziende sanitarie e al miglioramento dei percorsi di cura delle strutture. Il pubblico a cui si rivolge è quindi composto da operatori sanitari, direzioni aziendali, Regioni e Province autonome (Assessorati, Agenzie, strutture tecnico-scientifiche identificate dalle Regioni). Il nuovo sito PNE 2014, che si presenta con una rinnovata veste grafica, è organizzato in 5 sezioni:

Struttura ospedaliera/ASL”, l’area che comprende tutti gli indicatori calcolati in PNE (58 indicatori di esito/processo, 50 per volumi di attività e 23 indicatori di ospedalizzazione) organizzati in 10 aree cliniche; per ciascun indicatore, oltre alla scheda informativa e al protocollo operativo, sono disponibili sia i risultati generali, che indicano graficamente l’andamento nazionale 2008-2013 e la variabilità per ospedale/ASL distinti per Regione e anno, sia i risultati dettagliati, in cui, a seconda dell’indicatore, è possibile visualizzare il numero di pazienti/residenti ricoverati, la percentuale di esiti osservati, confrontati con la media nazionale e gli anni precedenti.

Sintesi per struttura/ASL”, una sezione in cui è possibile selezionare un ospedale o un’ASL di residenza e visualizzare i risultati dettagliati di tutti gli indicatori calcolati in PNE.

Emergenza-Urgenza”, la parte del sito che contiene le informazioni relative alla copertura dei dati dell’emergenza urgenza per le diverse regioni e la distribuzione per numero di accessi e tempi di permanenza per struttura.

Strumenti per Audit”, un’area finalizzata alla valutazione della qualità dei dati utilizzati per le elaborazioni PNE.

Sperimentazioni regionali”, che comprende i protocolli degli indicatori calcolati dalle regioni che hanno attivi sistemi informativi sanitari non ancora disponibili a livello nazionale.

Le valutazioni dell’edizione 2014 del PNE rivelano forti disomogeneità nell’efficacia e nell’appropriatezza delle cure tra Regioni, aree territoriali e ospedali, con importanti variazioni temporali, presentando una variabilità intraregionale superiore a quella interregionale. Sono inoltre documentate forti differenze nei volumi di attività per quelle procedure chirurgiche per le quali esistono prove scientifiche del rapporto esistente tra volumi di attività ed esito delle cure. Tuttavia come ha dichiarato il Direttore Generale di Agenas Francesco Bevere “I risultati del 2013 documentano sensibili miglioramenti delle situazioni regionali che nel 2010 e nel 2011 registravano condizioni di erogazione gravemente carenti per alcuni gruppi di patologie. Grazie agli audit regionali avviati proprio sulla base dei dati del PNE, molte di quelle situazioni registrano già oggi notevoli miglioramenti. Questo a conferma che la strada indicata dal Patto per la salute e in particolare l’articolo 12 va nella giusta direzione.”  Per fare un esempio, la proporzione di fratture di femore sopra i 65 anni di età operate entro due giorni è passata dal 28.7% del 2008 al 45.7% del 2013, restando ancora al di sotto dello standard atteso, superiore all’80%. Sulla base dei dati di mortalità a un anno, si stima che il numero di decessi prevenuti in questo periodo, grazie all’anticipazione dell’intervento, è di circa 6000 unità.

A questo proposito, il Direttore Scientifico, Dott.ssa Marina Davoli ha confermato come “i dati di PNE, coerentemente con quanto noto in letteratura, dimostrano che la pubblicazione dei dati di esito e l’utilizzo di queste misure come strumento di governo del sistema (per esempio l’utilizzo come indicatori di risultato per i Direttori Generali) migliorano la qualità delle cure. Un uso però riduttivo e meccanicistico delle misure di esito per definire incentivi o sanzioni può determinare effetti indesiderati ed opportunismi di codifica dei sistemi informativi che inficiano le valutazioni”.

Per approfondimenti:

 

Si stanno svolgendo davanti alla XII Commissione della Camera dei Deputati - Affari sociali le audizioni in merito all’indagine conoscitiva sul ruolo, l’assetto organizzativo e le prospettive di riforma dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas). In questo contesto è stato ascoltato, il 10 settembre u.s., il Direttore Generale di Agenas, Francesco Bevere.

Il Direttore ha risposto ad alcune domande sulle attività dell’Agenzia e in particolare a quelle affidatele dal nuovo Patto per la salute.

Nella sua relazione di fronte alla Commissione Affari sociali della Camera ha illustrato i compiti principali dell’Agenzia e, in particolare, le attività affidatele dal nuovo Patto per la salute 2014-2016. Quali i principi fondamentali a cui ci si deve  ispirare?

Uno degli elementi portanti del nuovo Patto è l’appropriatezza. Ciò deriva dalla constatazione che una delle criticità del sistema dipende proprio dalla scarsa capacità, in alcuni contesti regionali, di monitorare e risolvere in maniera stringente tutte le inefficienze gestionali ed organizzative del sistema.  L’appropriatezza si declina, per l’appunto, nella riprogettazione degli standard dell’assistenza ospedaliera, dell’accesso in pronto soccorso e dell’assistenza territoriale, nell’utilizzo delle apparecchiature, nelle procedure per le indagini diagnostiche e dei percorsi diagnostici-terapeutici, nella riorganizzazione del sistema della governance e dei processi organizzativi e gestionali, nel rafforzamento dell’azione di monitoraggio e controllo sui livelli essenziali di assistenza, sulla qualità e sicurezza delle cure ad ogni livello di erogazione.

Un ruolo rilevante per Agenas, come ha precisato più volte, a partire dall’art. 12 che delinea per l’Agenzia funzioni specifiche di monitoraggio, controllo e di allerta, per segnalare disfunzioni e inefficienze nei sistemi sanitari regionali e nei rispettivi ospedali. In cosa si traduce in particolare?

Il Patto ha indicato gli aspetti sui quali è necessario intervenire per assicurare un efficientamento del sistema e sui quali l’Agenas dovrà impegnarsi anche attraverso nuove e più incisive modalità operative. Ricordo i più importanti: qualità, quantità, sicurezza, efficacia, efficienza, appropriatezza ed equità dei servizi; poi la gestione dei rischi nel sistema di governance, il rafforzamento delle attività del Programma nazionale di valutazione esiti; la formazione di linee guida; la formazione manageriale; la cooperazione europea; il coinvolgimento dei malati e dei cittadini.

Agenas è chiamata a realizzare uno specifico sistema di monitoraggio (art. 12, comma 7), analisi e controllo dell’andamento dei singoli sistemi sanitari regionali e delle aziende sanitarie. Questo significa che ci si concentrerà sui risultati e sulle performance delle organizzazioni sanitarie, al fine di intervenire prima che si realizzino le condizioni che impongono l’adozione di misure straordinarie.

Il Patto restituisce un ruolo centrale all’organizzazione sanitaria, e, di conseguenza, alle persone che la compongono. Creare, attraverso l’Agenzia, un sistema in grado di valorizzare l’organizzazione, significa sì concentrarsi sulla performance dell’azienda sanitaria e, quindi, sul risultato in termini di qualità, quantità, sicurezza, efficacia, efficienza, appropriatezza ed equità dei servizi erogati ma, prima di ogni cosa, significa valorizzare gli autori di quella performance, ovvero le persone che operano all’interno e per l’organizzazione sanitaria.

Tra i punti più importanti sui quali è necessario intervenire ha indicato la gestione dei rischi nel sistema di governance.

Purtroppo  negli ultimi anni fenomeni di diffusa illegalità hanno messo in crisi i sistemi di monitoraggio e controllo della maggior parte delle aziende sanitarie, che si sono rivelati spesso inadeguati per assicurare una gestione sana, imparziale e trasparente. Di fronte alla diffusione di fenomeni di corruzione si avverte la necessità di una radicale rivisitazione dei “sistemi di controllo interno” delle aziende sanitarie. Agenas proporrà la sperimentazione di modelli integrati per la gestione dei rischi collegati al governo delle aziende sanitarie, la cui implementazione è tesa a garantire l’adozione di misure idonee a realizzare processi aziendali corretti, con specifico riferimento al raggiungimento degli obiettivi di trasparenza e legalità, anche attraverso il recupero dei valori di integrità e di etica professionale ed aziendale. Un modello di riferimento che costituirà un ulteriore strumento in grado di aiutare il management delle aziende sanitarie a fornire a tutte le parti interessate un concetto comune e condiviso di controllo. Per monitoraggio e controllo si intende quel processo finalizzato a fornire una ragionevole sicurezza sul conseguimento degli obiettivi che rientrano in precise categorie: efficacia ed efficienza delle attività operative; attendibilità delle informazioni di bilancio; conformità alle leggi e ai regolamenti in vigore. Monitoraggio e controllo non sono solo fatti di carattere tecnico, ma elementi della più generale corporate governance, su cui sempre più si sta concentrando l’attenzione delle autorità politiche, delle authority, degli amministratori e dei dirigenti.

Inoltre, lei ha sottolineato l’importanza di rafforzare le attività del Programma Nazionale di valutazione degli Esiti, affidato all’Agenzia dal Ministero della Salute nel 2010.

Il PNE valuta gli esiti dell’assistenza ospedaliera, per tutte le strutture ospedaliere, sia dal punto di vista dei produttori di servizi, che da quello delle aziende sanitarie, titolari delle funzioni di tutela della salute della popolazione. In questi anni di applicazione, le strategie di diffusione e di comunicazione dei risultati del PNE all’interno delle Regioni hanno favorito il suo utilizzo come strumento di miglioramento dell’efficacia e dell’appropriatezza a livello di singolo ospedale e a livello regionale. L’analisi temporale degli indicatori di esito ha permesso e permette di valutare i cambiamenti prodotti, evidenziando le eterogeneità geografiche e per singola struttura. Il PNE continua, così, a contribuire in maniera importante per tutti i livelli organizzativi al processo di miglioramento continuo dell’assistenza erogata, garantendo la possibilità del confronto nazionale. La pubblicazione di rapporti periodici sulla performance dei sistemi sanitari è diventata ormai pratica comune nei principali Paesi di area OCSE. Potremmo dire che misurare le performance dei sistemi sanitari oggi costituisce un’attività dovuta da parte dei decisori, per orientare le loro politiche e garantire la trasparenza dei risultati ottenuti ai cittadini.

Il PNE dovrà sviluppare ulteriormente obiettivi quali: rafforzare il ruolo di strumento a disposizione di aziende e operatori sanitari per il miglioramento delle performance e per l’analisi dei profili critici attraverso le attività di audit; aggiornare periodicamente le soglie di volume e di esito per la definizione degli standard quantitativi e qualitativi sulla base delle conoscenze scientifiche disponibili; individuare altri fattori che determinano gli esiti dei processi assistenziali (oltre ai volumi di attività), come ad esempio modelli organizzativi, quali gli ospedali ad intensità di cure. Inoltre: valutare l’efficacia e sicurezza di nuove tecniche chirurgiche dal momento della loro introduzione nella pratica clinica; valutare gli esiti dei percorsi diagnostico terapeutici per patologie croniche ed acute; valutare gli esiti dei percorsi di cura per patologie oncologiche. Per tutto questo l’Agenas promuoverà audit clinici e linee guida per il settore sanitario e socio sanitario.

Le attività svolte nel sistema sanitario sono caratterizzate per un elevato grado di complessità, esse esigono, a tutti i livelli, una preparazione e formazione specifica. Come si intende operare per garantirle?

Un processo generale di riprogettazione del sistema, di riqualificazione e di riorganizzazione in termini di capacità di governo, richiede che sia realizzata l’alta formazione di coloro che saranno destinati a guidare il cambiamento. Per questa ragione l’Agenas organizzerà, in collaborazione con la Scuola Nazionale dell’Amministrazione, una specifica sezione per l’alta formazione manageriale in ambito sanitario, che si occupi dei temi specifici del management sanitario e delle politiche della salute. Attraverso questo percorso formativo si potranno individuare e formare, insieme alle Regioni, le professionalità adeguate a gestire le nuove sfide del Servizio sanitario nazionale, anche in funzione di quanto previsto dall’art. 3 bis del D.lgs 502/92 in relazione agli elenchi di idonei alla nomina a Direttori generali delle aziende ed enti del SSN.

Novità importanti per l’Agenzia sono previste anche dall’art. 28 del Patto per la salute.

Infatti il Patto prevede che l’Agenas svolga uno specifico ruolo nell’attività di monitoraggio sia dell’attuazione del nuovo Patto per la salute 2014 - 2016, sia delle misure di revisione della spesa sanitaria previste dal programma del Governo.L'articolo 28 ha previsto l’istituzione, presso l’Agenzia per i servizi sanitari regionali, di un Tavolo tecnico interistituzionale permanente, cui è affidato il compito di monitoraggio e vigilanza sull’attuazionedi tutti i provvedimenti del Patto e su tutte le misure di revisione della spesa sanitaria, con la partecipazione delle Regioni, secondo modalità condivise. Il Tavolo è coordinato dall’Agenzia ed è composto da rappresentanti del Ministero della Salute, del Ministero dell’Economia e delle Finanze e delle Regioni.

Per approfondimenti:

 

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Opportunità e sfide del public reporting dei risultati sulla performance degli ospedali a livello nazionale: esperienze internazionali e prospettive future

Opportunities and challenges of hospital performance public reporting at the national level: international experiences and future perspective

26 settembre 2014
Auditorium del Ministero della Salute - Roma
L’evento è stato organizzato da Agenas in collaborazione e con il supporto del Progetto Mattone Internazionale (LINK). Al workshop hanno partecipato, come relatori, esperti nel campo della valutazione della performance, provenienti da otto Paesi (Canada, Corea, Danimarca, Francia, Giappone, Gran Bretagna, Italia, Stati Uniti). Obiettivo dell’evento è stato quello di analizzare e confrontare le principali esperienze internazionali di comunicazione pubblica della performance dei sistemi sanitari e le tendenze attualmente in corso in Italia.

Per approfondimenti:

Atti/Slides

The relevance of international collaboration for effective Public Reporting of Health Systems Performance in Italy
Fabrizio CARINCI -  Senior Consultant, Agenas and Member of the Bureau of the OECD Health Care Quality Indicators Project

Public reporting of hospital performance in the NHS: the focus on transparency
Veena RALEIGH - Senior Fellow, The King's Fund, United Kingdom

Your Health System.ca Public Reporting on Health System Performance in Canada
Jeremy VEILLARD - Vice-President, Research and Analysis Canadian Institute for Health Information, Canada

Hospital Performance Assessment in Korea’s National Health Insurance System
Sun MIN KIM - Health Insurance Review and Assessment service of Korea, Korea

Italian National Outcome Program on evaluation of health care: implications for policy and impact on quality of care
Danilo FUSCO - Lead Statistician, National Outcome Program (PNE), Italy

Hospital Performance Reporting in the United States
Irma ARISPE - Associate Director, Analysis and Epidemiology, National Center for Health Statistics, Centers for Disease Control and Prevention, US Department of Health and Human Services, USA

Can performance and outcome measurement improve the quality of care? 15 years experiences from the Danish Health Care System
Jan MAINZ - Professor, Aalborg University Hospital, Psychiatry and National Institute for Health Data and Disease control, Denmark

Using benchmarking to improve hospital patient outcomes: National level interests from international comparisons
Jean-Marie JANUEL - Epidemiologist, Assistant Professor, University Institute for Graduate Studies and Research on Health Care (IUFRS) CHUV - Faculty of biology and medicine, University of Lausanne, Switzerland

What is the international strategy for improving quality of health care by using indicators? Considerations from Japan’s Experience
Toshiro KUMAKAWA - Director, Department of Health and Welfare Services National Institute of Public Health, Japan

Use and Analysis of the hospital discharges database for quality and governance
Flavia CARLE - Directorate General of Health Planning, Ministry of Health, Italy

The use of OECD’s Health Care Quality Indicators for benchmarking on national, regional and hospital level
Niek KLAZINGA - Professor, University of Amsterdam, Netherlands and Coordinator, OECD Health Care Quality Indicators (HCQI)

Pubblicato in Atti

Programma CCM 2013

Capofila: Istituto Toscano dei Tumori - Regione Toscana

Coordinatore scientifico: Prof. Gianni Amunni (Istituto Toscano Tumori)

Unità Operative: Agenas

Responsabile scientifico Agenas: Angela Angelastro 

Referente Agenas: Angela Angelastro Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Abstract

Nel panorama delle attività che Agenas sta realizzando in ambito oncologico, in ordine all’implementazione delle reti oncologiche e alla valutazione dei percorsi di cura, il progetto è volto ad elaborare strumenti che siano di supporto alle Regioni e alle Province Autonome italiane nelle fasi di progettazione e implementazione delle reti oncologiche regionali.

Gli obiettivi operativi previsti sono:

  • La realizzazione di una ricognizione delle esperienze regionali di attuazione delle reti oncologiche;
  • L’individuazione di criteri e principi di governance per l’implementazione delle reti oncologiche regionali;
  • La definizione di un core minimo di indicatori utili a valutare il grado di adesione alle indicazioni ministeriali relative al tema dell’implementazione della rete oncologica regionale (in continuità con i documenti prodotti nell’ambito dei tavoli tecnici previsti dall’Intesa Stato-Regioni del 10/02/2011);
  • L’attivazione di un monitoraggio sistematico dello stato di attuazione e dell’implementazione delle reti oncologiche regionali (che veda la collaborazione dell’ITT-Regione Toscana e Agenas).

Si prevede il confronto con i diversi soggetti portatori di interesse, con particolare riferimento al coinvolgimento dei tavoli tecnici e dei gruppi di lavoro attualmente attivi presso Agenas e presso il Ministro della Salute in riferimento all’oncologia (i.e., gruppo tecnico di lavoro sui tumori rari, gruppo tecnico di lavoro sull’oncologia pediatria). I prodotti attesi sono un questionario, che sarà somministrato ai referenti individuati e indicati dalle Regioni/PA, una check list degli strumenti di governance intraregionale per l’implementazione delle reti oncologiche regionali; alcuni indicatori di riferimento per la valutazione della qualità/performance delle reti oncologiche.

Attualmente si è conclusa la prima fase di attività, che ha portato alla realizzazione del questionario strutturato per la descrizione della governance regionale delle reti. A partire dal 5 dicembre 2014 è stata avviata l’indagine sullo stato di attuazione delle reti oncologiche regionali. Il questionario, compilabile online dai referenti/esperti indicati dalle Regioni/PA, si articola nelle seguenti sezioni, che affrontano principalmente i temi dell’ istituzionalizzazione della rete e della sua operatività: Anagrafica della rete, Obiettivi/Risultati della rete, Modello organizzativo-gestionale, Continuità e integrazione, Finanziamenti/Sostenibilità, Monitoraggio e valutazione, Comunicazione, Formazione e ricerca. Lo strumento si caratterizza, inoltre, per un’attenzione ai temi dell’Assistenza transfrontaliera, della gestione dei tumori rari e dell’onco-ematologia pediatrica.

Il questionario e gli altri prodotti che verranno realizzati nell'ambito del progetto, messi  poi a disposizione delle Regioni/PA, rappresenteranno al contempo gli strumenti utilizzati per effettuare la ricognizione dello stato di attuazione delle reti e il monitoraggio dell’implementazione delle stesse, nella prospettiva di un miglioramento continuo della qualità.

Stato della ricerca: In corso

 

 

 

 

Pubblicato in ricerca
Mercoledì, 09 Luglio 2014 13:02

Una community per le Malattie Rare

Ricerca Agenas 2013

Capofila: Agenas

Responsabile scientifico: Giovanni Caracci

Referente Agenas: Micaela Cerilli Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Unità di ricerca:

  • Federazione Uniamo Onlus (Associazione dei pazienti)

Abstract

Il progetto, che rappresenta una delle linee di attività attuative degli indirizzi programmatici dell’Agenas (CDA, 10 agosto 2012), si sviluppa nell’ambito delle iniziative dell’Agenzia volte a promuovere l’empowerment organizzativo e dei professionisti.

La finalità di questo progetto, iniziato ad ottobre 2012 e della durata di diciotto mesi, è stata quello di realizzare e sperimentare un modello di valutazione partecipata di professionisti/cittadini/istituzioni dei centri di competenza per le talassemie, e dopo averlo validato, renderlo implementabile a livello nazionale.

Gli obiettivi del progetto sono stati i seguenti:

  • definizione delle malattie rare oggetto della sperimentazione;
  • declinazione dei criteri specifici del modello di valutazione, sulla base delle malattie individuate come oggetto di sperimentazione e costruzione degli strumenti e degli indicatori;
  • individuazione e formazione delle équipe di rilevazione;
  • sperimentazione del modello di valutazione in almeno tre centri di competenza selezionati;
  • analisi dei risultati della sperimentazione e diffusione degli output  conseguiti.

L’intero percorso progettuale si è basato sulla condivisione, con tutti i portatori di interesse, della tematica inerente le malattie rare - approccio multi-stakeholders (tra cui: Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Coordinamento Regionale per le malattie rare, Veneto, Liguria, Campania, Puglia, professionisti, medici e pediatri, pazienti, ecc.). Per la realizzazione del progetto ci si è dotati di un “Comitato Progettuale” allargato, al quale è stato affidato il compito di orientare il progetto approvando le scelte tecniche, che di volta in volta si sono presentate, e di validare la struttura e gli strumenti di valutazione della qualità definiti da un gruppo ristretto di lavoro, di cui sono stati chiamati a far parte alcuni soggetti in rappresentanza delle diverse tipologie di stakeholder presenti all’interno del “Comitato Progettuale” allargato.

L’ipotesi di fondo, che ha animato questo Progetto, è che il concetto di qualità, non essendo oggettivo, debba essere condiviso tra professionisti, cittadini e istituzioni.

Il modello di valutazione partecipata di professionisti/cittadini/istituzioni è stato sperimentato in cinque centri di competenza regionali (Milano, Ferrara, Roma, Bari e Cagliari) e ha riscosso molto interesse tra i soggetti coinvolti.

Il 15 luglio 2014 si svolgerà il convegno finale per la diffusione dei risultati conclusivi della ricerca, dove si presenterà il manuale "Una Community per le Malattie Rare" redatto in collaborazione con Uniamo, in cui si spiega in dettaglio il progetto e il modello di valutazione partecipata di professionisti/cittadini/istituzioni.

Stato della ricerca: Concluso

Per approfondimenti:

 

 

 

 

 

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