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Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali
Mercoledì, 04 Giugno 2014 20:59

La “Giuria dei cittadini” in sanità

Non è un legal thriller, non è un romanzo di John Grisham. “Democrazia deliberativa e giurie dei cittadini” è un progetto che si è concluso alcuni mesi fa e rappresenta una ricerca che Agenas, in collaborazione con l’Irccs Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, ha realizzato per promuovere strumenti e metodi di empowerment di comunità nei sistemi regionali sanitari. Se l’assistenza del prossimo futuro dovrà sempre più rivolgere l’attenzione ai servizi e  alle strutture sul territorio, allora perché non coinvolgere, nelle scelte in tema di salute, la comunità che quel territorio abita, vive e di cui determina la cultura locale e i legami sociali? L’idea di base del progetto è proprio questa: le decisioni sugli interventi medici che hanno ricadute sulla comunità possono essere condivise con i cittadini, i quali vengono messi nella condizione di poter decidere grazie ad informazioni trasparenti e complete. È il metodo della “Giuria dei cittadini”; di seguito, in breve,  il “racconto” del progetto, nell’esperienza di un gruppo.

L'argomento del dibattimento - L’intervento medico sul quale i cittadini sono stati chiamati a deliberare è l’uso del test PSA per lo screening individuale per il tumore della prostata, tema controverso nell’ambito del dibattito scientifico.

La giuria - 15 cittadini che partecipano al Laboratorio del cittadino competente che opera presso l’Azienda Usl di Modena.

Il Laboratorio è nato con lo scopo di fornire alle persone gli strumenti più adeguati per potersi muovere all'interno del “sistema salute”, rendendole competenti e quindi capaci di valutare in modo critico la qualità dell’informazione sulla salute che viene fornita. Il Laboratorio è tra le iniziative di empowerment più conosciute dell’Emilia Romagna. In merito all’argomento da deliberare è stato prodotto materiale informativo per i cittadini della giuria, materiale elaborato grazie alla collaborazione degli esperti del Comitato guida e Tecnico-scientifico, poi documenti sul tumore alla prostata provenienti dal contributo di Irccs, società scientifiche, enti di ricerca, associazioni, ecc. Il tutto è stato revisionato da cittadini attivi nel progetto PartecipaSaluteLINK (Istituto Mario Negri, Centro Cochrane Italiano e Zadig) per valutarne la comprensibilità e facilità di utilizzo. Nel corso di due giornate di meeting, tenutesi a Modena, i 15 componenti della giuria sono stati messi in grado di comprendere le informazioni loro inviate, hanno interrogato e ascoltato gli esperti e i testimoni che sono stati invitati ad un dibattito che ha messo in evidenza, in modo chiaro per i componenti la giuria, le posizioni a favore e a sfavore. La giuria dei cittadini è stata accompagnata nella discussione e nella deliberazione da un facilitatore che ha garantito l’espressione dell’opinione di tutti partecipanti. Il facilitatore - esperto in gestione di piccoli gruppi, conduzione della discussione e mediazione dei conflitti - ha avuto la responsabilità di  stimolare i partecipanti ad assumere un punto di vista collettivo, superando le opinioni precostituite sulla base di punti di vista e interessi personali  diversi.

Il verdetto - In data 14 giugno 2013 la Giuria dei cittadini, chiamata a rispondere alla domanda: “Il servizio sanitario deve sconsigliare o consigliare il PSA come test di screening individuale per il tumore della prostata in uomini 55aa-69aa?” ha deliberato di sconsigliare l’uso del PSA come test di screening individuale con una maggioranza di 10 a 3”. E nelle motivazioni si legge “La giuria è consapevole della rilevanza del problema, essendo il tumore alla prostata il più diffuso fra gli uomini e coinvolgendo direttamente 36.000 persone l’anno. Inoltre, si rende conto che diversi milioni di test del PSA all’anno sono la spia di un forte bisogno di rassicurazione. Tuttavia, sebbene il PSA sia l’unico test disponibile per la diagnosi precoce del tumore della prostata, la maggioranza dei giurati, sentiti gli esperti e fatte le proprie considerazioni, ha ritenuto che non ci siano, ad oggi, le condizioni per cui il SSN debba consigliarne l’uso come test di screening individuale. In particolare, ci tiene a sottolineare come sconsigliare non significhi vietare, quanto piuttosto esprimere un orientamento, di cui si sente la necessità. In un ambito ancora così controverso tale scelta va a favore della libertà del medico senza ledere quella del cittadino-paziente.”

Tutto questo per dovere di cronaca, poiché, evidentemente, scopo della ricerca non è il verdetto finale, ma individuare modelli decisionali per il coinvolgimento dei cittadini nelle scelte in Sanità e realizzare di conseguenza un progetto pilota in una Regione per la sperimentazione e validazione di un metodo. Sarebbe interessante, in proposito, aprire un confronto relativo al metodo scelto e valutare aspetti positivi e criticità durante il percorso: dalla selezione dei cittadini, al materiale informativo scientifico proposto, al ruolo delle società medico scientifiche. Nel documento finale, che prende in esame risultati e considerazioni, si legge infatti: "Benché il progetto di ricerca abbia dimostrato che in sanità, su argomenti complessi e delicati come quello degli screening oncologici, i cittadini possono esprimere opinioni condivise sulla base di un’informazione completa e onesta, si ritiene necessario raccogliere indicazioni da diversi portatori di interesse per poter migliorare il metodo e capirne il possibile utilizzo nei sistemi sanitari". Ne vale la pena.

Per approfondimenti:

 

 

 

La gestione del rischio clinico indica un insieme di attività volte a identificare, valutare ed eliminare i rischi attuali e potenziali all’interno delle strutture sanitarie, al fine di assicurare qualità e sicurezza alle prestazioni assistenziali: la sicurezza dei pazienti è uno degli obiettivi prioritari che il Servizio sanitario nazionale si pone.

In tema di rischio clinico Agenas è impegnata, tra le diverse attività di ricerca, a coordinare un progetto attinente la procreazione medicalmente assistita: "Sviluppo di un percorso condiviso di promozione della qualità e della sicurezza nella Procreazione Medicalmente Assistita (PMA)".

Come risulta dai documenti dell’Organizzazione mondiale della sanità e dai dati del Ministero della salute, negli ultimi anni la medicina della riproduzione ha visto aumentata la sua rilevanza, considerato l’incremento della infertilità sia maschile sia femminile e un accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita crescente. In questo ambito sono già state introdotte pratiche e metodiche di verifica della qualità e sono stati emanati specifici Decreti legislativi in materia di sicurezza e controllo del rischio insito all’utilizzazione, approvvigionamento e controllo di tessuti e cellule umane (gameti, embrioni, etc.). Ma è anche vero che si rileva sempre più, da parte delle persone interessate, una domanda di maggiore informazione in merito alle procedure, oltre che di garanzie, in ordine alla qualità. 

Il progetto di ricerca, finanziato dal Ministero della Salute, coordinato da Agenas (vai alla pagina del sito dell'Agenzia relativa alla ricerca: "Sviluppo di un percorso condiviso di promozione della qualità e della sicurezza nella Procreazione Medicalmente Assistita PMA LINK)", vede la partecipazione delle Regioni Toscana, Lombardia e Puglia e, in particolare, del Centro Gestione Rischio Clinico, Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi, dell’Azienda ospedaliera Papa Giovanni XXIII di Bergamo e dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Consorziale Policlinico di Bari. L’obiettivo è quello di individuare momenti particolarmente critici nel percorso della PMA e quindi gli strumenti per gestire il rischio. La ricerca è in fase avanzata; un focus group ha analizzato le criticità, definito quali affrontare e deciso di concentrare l’attenzione sulla fase clinica: pick-up e trasferimento degli embrioni. I risultati - un glossario condiviso per la qualità e la sicurezza nella PMA, un sistema di indicatori e strumenti di controllo del rischio, un pacchetto formativo per gli operatori dei centri - saranno elaborati a giugno.

E proprio a giugno si conosceranno le motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale che nell’aprile scorso ha dichiarato incostituzionale il divieto di fecondazione eterologa (l’applicazione della tecnica con donazione di gameti) previsto dalla legge 40 del 2004. Il tempo è importante poiché le disposizioni della Corte saranno esecutive solo dopo il deposito e la pubblicazione delle motivazioni. Fino a quel momento tutto resterà fermo, ma questo non potrà intaccare il fulcro della decisione della Consulta: il divieto resta incostituzionale. Ma le argomentazioni che verranno rese note saranno decisive per capire in quale cornice si inserisce tale diritto e se le stesse motivazioni non aprano uno spazio d’intervento. Infatti, mentre da un lato si sostiene che la cancellazione del divieto di eterologa lascia in eredità una legge funzionante, che contiene le necessarie tutele e che i Centri di fecondazione assistita potranno nuovamente accogliere, come prima del 2004, le coppie che necessitano di questa particolare cura, dall’altro esiste il timore di un vuoto normativo, in particolare su alcuni argomenti quali, per esempio, il diritto del nascituro a conoscere i propri genitori, l’anonimato del donatore, la gratuità della cessione di gameti. La domanda di informazione da parte delle coppie sterili soprattutto in questa fase è altissima. Per questo a Milano è stato aperto di recente uno sportello informativo sulla fecondazione eterologa. Nato dalla volontà di informare i cittadini dopo la sentenza della Corte Costituzionale, il servizio è stato realizzato  dall’assessorato alle Politiche sociali del Comune, in collaborazione con diverse associazioni e ha lo scopo di mettere a disposizione di chiunque lo desideri  la consulenza gratuita di persone che conoscono a fondo il tema della fecondazione eterologa sia dal punto di vista giuridico, sia dal punto di vista medico e psicologico.

 

 

 

 

Mercoledì, 04 Giugno 2014 20:19

Empowerment e reti oncologiche

L’oncologia rappresenta una delle priorità delle politiche sanitarie nazionali e internazionali. Aumenta ogni anno l’incidenza, il verificarsi di nuovi casi; ha numeri altissimi la prevalenza, l’insieme di tutti i casi esistenti in una popolazione, in un determinato momento. Nel 2013 si stima che siano state registrate in Italia 400 mila diagnosi di cancro, mentre i decessi, nello stesso anno, si avvicinano alla cifra di 180 mila. Il 50° Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (Asco), tra i più  importanti appuntamenti mondiali di oncologia svoltosi in questi giorni a Chicago, ha evidenziato come in Europa il cancro costi 126 miliardi di euro, di cui 16 in Italia. Fortunatamente aumenta il numero di coloro che si sono lasciati il cancro alle spalle, nel nostro Paese quasi 3 milioni di persone vivono con una precedente diagnosi di tumore, nel 2020 saranno circa 4 milioni 500 mila. Dati di estrema importanza per guidare le scelte di sanità pubblica, sia a livello nazionale sia regionale, per valutare l’impatto delle attività di prevenzione, di diagnosi precoce, di gestione delle complicanze e delle recidive, con l’obiettivo di strutturare al meglio l’offerta dei servizi. La sopravvivenza dopo la diagnosi di tumore rappresenta uno dei principali indicatori che permette di valutare l’efficacia del sistema sanitario nei confronti della patologia tumorale.

Da alcuni anni Agenas promuove lo sviluppo di una riflessione approfondita a sostegno di interventi di progettazione, implementazione e valutazione della qualità di modelli gestionali di reti oncologiche e di percorsi clinico-assistenziali in oncologia. Attività caratterizzate da una particolare attenzione al coinvolgimento dei pazienti e dei professionisti, ciò in accordo con il Documento tecnico di indirizzo per ridurre il carico di malattia del cancro 2011-2013 del Ministero della Salute: "Il coordinamento di tutte le azioni che intervengono nella diagnosi, cura e assistenza al malato oncologico, sia in ospedale che nel territorio, è un nodo cruciale ed irrinunciabile ai fini del raggiungimento di livelli standard di qualità […]. Nell’ambito dell’assistenza al malato vanno considerati non solo gli aspetti clinici e psicologici della malattia, ma anche la riabilitazione e la gestione del percorso di cura".

In questo quadro si colloca “Empowerment, percorsi di cura e scelte diagnostico-terapeutiche in oncologia”(LINK). Un progetto in corso promosso e coordinato da Agenas, che si pone l’obiettivo di sviluppare e sperimentare modelli e strumenti orientati ad una ridefinizione e valutazione delle modalità di erogazione dei servizi in oncologia, allo scopo di strutturare percorsi assistenziali improntati all’empowerment del cittadino, dell’organizzazione e della comunità per pazienti con una diagnosi di neoplasia. Il progetto - che vede la partecipazione dell’Agenzia Sanitaria e Sociale dell’Emilia Romagna, dell’Ausl di Ravenna, dell’IRCCS di Meldola, Regione Lazio e  Regione Liguria - integra, implementa e dà continuità allo Studio Rincuorami - Reti INtegrate per la CUra della neoplasia cOlon Retto mAMmella- vedi articolo: "Continuità di cura in oncologia: l’esperienza dei pazienti e il Progetto R.In.Cu.O.R.AM.i in Area Vasta Romagna":

Lo scopo è quello di individuare nell’ambito della rete oncologica di Area Vasta Romagna i percorsi di cura e assistenza per le neoplasie di mammella e colon-retto, dalla diagnosi al follow up, con il prezioso contributo degli operatori della rete oncologica, valutando la qualità di tali percorsi secondo la prospettiva dei pazienti con una particolare attenzione alla loro esperienza di continuità di cura (Continuity of Care). Coinvolti nel progetto oltre 300 pazienti che hanno compilato un questionario, secondo un protocollo approvato dal Comitato etico dell’Area Vasta Romagna. Una fase in cui, tenendo conto della forte emotività e fragilità, le persone assistite sono state “accompagnate” e sostenute  dagli  operatori. Al fine di sostenere e promuovere la relazione e la comunicazione tra pazienti ed operatori, sono stati realizzati percorsi formativi rivolti agli operatori; ed è stata rilevata l’opportunità, una volta validato lo strumento, di consolidare tali percorsi formativi  per gli infermieri della rete. A breve si prevede, infatti, la validazione statistica dello strumento di misurazione della continuità delle cure secondo la prospettiva del paziente; seguirà la sperimentazione in almeno due realtà regionali (Liguria e Lazio). In parallelo, in collaborazione con ASSR Emilia Romagna, si realizzerà una valutazione dell’esperienza dei pazienti e dei loro familiari, in una prospettiva di promozione dell’empowerment individuale.  Inoltre, si intende valutare il grado di implementazione del progetto “Secondo parere” attivato in tutti gli Ospedali dell’Ausl di Ravenna che prevede che il paziente possa richiedere l’opinione supplementare di un altro medico su una diagnosi o sulla terapia di cura, secondo parere gratuito poiché a carico dell’Azienda., Infine, si lavorerà alla validazione del modello di valutazione economica, al fine di fornire strumenti di lettura a livello nazionale che, con le opportune e indispensabili caratterizzazioni locali, possano rappresentare un utile supporto per altre realtà regionali.

Ascolto, condivisione, informazione, sono fondamentali per una malattia che coinvolge direttamente e indirettamente milioni di persone. In quest’ottica è nata Oncoguida www.oncoguida.it(LINK), un progetto di Aimac, in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità e finanziato dal Ministero della salute. Obiettivo: fornire ai malati di cancro e alle loro famiglie una mappa per potersi orientare rapidamente sia tra le strutture italiane specializzate nella diagnosi e nella cura dei tumori sia tra le associazioni di volontariato che offrono sostegno psicologico, riabilitazione, assistenza sociale e previdenziale. La Guida è anche uno strumento per far conoscere ai malati e alle loro famiglie i loro diritti e dare indicazioni su come accedere ai benefìci previsti dalle leggi dello Stato. Al 30 maggio 2014 si sono registrati 1218 Strutture sanitarie (Aziende ospedaliere, IRCCS, ASL, Policlinici universitari), 4474 Reparti, 20299 Medici , 871 Associazioni di volontariato.

Per approfondimenti vedi anche la pagina del sito Agenas relativa all’area tematica:

 

 

 

CCM 2012

Responsabile scientifico: Giovanni Caracci

Referente Agenas: Barbara Labella Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Capofila: Agenas

Unità operative

  • Organizzazione  per la Cooperazione e lo Sviluppo Europeo (OCSE)

Abstract

Il progetto CCM 2012, iniziato a marzo 2013 e terminato ad ottobre 2014, si inquadra nelle attività di collaborazione del Ministero della Salute e di Agenas con l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE).

La ricerca ha previsto l’analisi e la valutazione indipendente, da parte della summenzionata organizzazione internazionale, degli elementi ritenuti prioritari per i processi di riforma e miglioramento dei sistemi sanitari dei Paesi, che si rendono disponibili a cofinanziarne la realizzazione. 

Le revisioni della qualità condotte da  OCSE rappresentano un modo innovativo di scambiare le migliori esperienze fatte da amministratori e decisori nel tentativo di migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria, attraverso il confronto sistematico tra i risultati ottenuti a livello nazionale/regionale e i principali riferimenti internazionali identificati da OCSE. Si tratta di valutazioni oggettive e indipendenti delle strategie di programmazione, che hanno puntato ad individuare aspetti critici della governance, identificando forze e debolezze nelle strategie di miglioramento dei risultati.

Un impegno di oltre due anni che ha previsto le seguenti fasi metodologiche: 1) si è costituito un Tavolo di lavoro misto (National Support Team, costituito dai referenti del Ministero della Salute e di Agenas), con un primo supporto di materiale scientifico e documenti, utili ad individuare i temi su cui concentrare l’indagine; 2) sono stati compilati questionari dell’OCSE molto dettagliati; 3) sono seguiti incontri e interviste di approfondimento con i decisori politici a vario livello istituzionale, nazionale e regionale.

Dall’indagine condotta dall’OCSE è stato prodotto il rapporto “Revisione sulla qualità dell’assistenza sanitaria in Italia”, suddiviso in quattro capitoli, che include i grandi temi sanitari presi in esame: le strategie adottate per la qualità del Sistema sanitario italiano; il ruolo delle cure primarie e il sistema di assistenza territoriale in Italia; la formazione e il training degli operatori sanitari; la valutazione e il miglioramento della qualità nei sistemi sanitari regionali in Italia.

Output della ricerca:

  • Le revisioni condotte dall’OCSE si sono concluse con la consegna di un prodotto finale sotto forma di rapporto dal titolo “Revisione sulla qualità dell’assistenza sanitaria in Italia”, diffuso a livello internazionale a mezzo stampa e web, contenente linee guida e raccomandazioni per il miglioramento del sistema sanitario italiano.Il report OCSE, presentato il 15 gennaio 2015 presso il Ministero della Salute dai componenti OCSE e da Agenas alla presenza del Ministro della Salute, Onorevole B. Lorenzin, fotografa la qualità dell’assistenza sanitaria attualmente fornita in Italia, evidenziando le buone pratiche e proponendo una serie di valutazioni e raccomandazioni mirate a favorire un ulteriore miglioramento della qualità delle cure.

Stato della ricerca: Concluso

Per approfondimenti:

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in ricerca

Ricerca Corrente

Responsabile scientifico: Giovanni Caracci

Referente Agenas: Barbara Labella Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Capofila: Agenas

Unità operative

  • Centro Gestione Rischio Clinico, Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi, Regione Toscana
  • Azienda Ospedaliera Papa Giovanni XXIII di Bergamo, Regione Lombardia
  • Azienda Ospedaliero-Universitaria Consorziale Policlinico di Bari, Regione Puglia

Abstract

Negli ultimi anni la Medicina della Riproduzione ha visto un aumento della sua rilevanza, atteso l’incremento della infertilità sia maschile e femminile e un accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita crescente. Nello specifico ambito della procreazione medicalmente  assistita sono stati introdotte pratiche e metodiche di verifica della qualità e in applicazione di Direttive europee (2004/23/CE, 2006/17/CE e 2006/86/CE), sono stati emanati specifici Decreti Legislativi (D.Lgs. 191/207 e D.Lgs. 16 del 2010) in materia di sicurezza e controllo del rischio insito all’utilizzo, approvvigionamento e controllo di tessuti e cellule umane (gameti, embrioni, ecc.) con la predisposizione di un apposito sistema di individuazione e di segnalazione degli eventi avversi.

Sussiste, tuttora, una difficoltà di approccio e di consapevolezza sulle modalità di applicazione e di utilizzo delle metodiche relative alla sicurezza medica.

Gli obiettivi del Progetto sono:

  • analizzare lo stato dell’arte della qualità e della sicurezza in ambito PMA individuando eventuali buone pratiche esistenti;
  • definire un glossario comune e condiviso, in linea con le principali indicazioni internazionali;
  • individuare punti critici del percorso e sperimentare gli strumenti di controllo dei rischi in tre Regioni.

La ricerca si articola in quattro fasi principali, di seguito elencate:

  1. analisi delle principali esperienze internazionali e nazionali di garanzia della qualità e della sicurezza nella PMA;
  2. condivisione di un glossario e di una mappa dei rischi specifici per la PMA con la predisposizione di indicatori;
  3. sperimentazione degli strumenti di controllo dei rischi e di riduzione degli errori;
  4. feedback della sperimentazione e progettazione di un percorso di formazione dei centri e degli operatori sanitari.

Output previsti:

  • Un glossario condiviso per la qualità e la sicurezza nella PMA;
  • Un sistema di indicatori e strumenti di controllo del rischio nella PMA;
  • Un pacchetto formativo per gli operatori dei centri di PMA.

Stato della ricerca: Concluso

Risultati della ricerca:

 

 

 

 

Pubblicato in ricerca
Mercoledì, 12 Febbraio 2014 00:00

Qualita' e Rischio clinico

ANNO TITOLO PROGETTO RUOLO AGENAS: Capofila/UO AREA DI RIFERIMENTO / RESPONSABILE SCIENTIFICO STATO
2014 Elaborazione, implementazione e aggiornamento di linee guida in ambito clinico-organizzativo - Sottoprogetto: Aggiornamento delle Linee Guida su: “Guida all’uso clinico dei biomarcatori in oncologia 2010” - Ricerca Agenas  (LINK) Capofila Linee guida clinico-organizzativo Concluso
2013 Supporto alle Regioni nello sviluppo e/o nel miglioramento del sistema di governance regionale del rischio clinico - (LINKAGE) - Ricerca corrente  (LINK) Capofila Barbara Labella Concluso
2013 Supporto alle Regioni nel governo della rilevazione dei sinistri - Ricerca Agenas (LINK) Capofila Giovanni Caracci Concluso
2013 Autovalutazione e valutazione esterna della qualità e della sicurezza delle strutture ospedaliere tramite il SANITAS tool - Ricerca Agenas (LINK) Capofila Giovanni Caracci Concluso
2012 Sviluppo di un percorso condiviso di promozione della qualità e della sicurezza nella Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) - Ricerca corrente (LINK) Capofila Giovanni Caracci Concluso
2012 Revisione OCSE della qualità dell’assistenza sanitaria in Italia - CCM(LINK) Capofila Giovanni Caracci Concluso
2012 Medicina difensiva: sperimentazione di un modello per la valutazione della sua diffusione e del relativo impatto economico - Ricerca corrente  (PDF) Capofila Quinto Tozzi Concluso
2011 Sviluppo e sperimentazione di un sistema per l’autovalutazione e la valutazione esterna della sicurezza delle strutture sanitarie - Ricerca Agenas (LINK) Capofila Giovanni Caracci Concluso

 

Pubblicato in ricerca