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Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali
Lunedì, 18 Gennaio 2016 00:00

Monitor n. 39

monitor 29
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EDITORIALE
di Beatrice Lorenzin
Il Ministro della salute fa il punto sugli obiettivi raggiunti per garantire la sostenibilità del Ssn e disegna la sanità che verrà

LA “RIFORMA DELLA RIFORMA”
di Mariapia Garavaglia
Il tema dell’aziendalizzazione e l’individuazione dei compiti e degli obiettivi di Agenas istituita durante il suo Dicastero

BUONA SANITÀ E LEGALITÀ PER GARANTIRE IL DIRITTO ALLA SALUTE
Intervista a Rosy Bindi
La corruzione in sanità e l’iter della riforma, la 229/99, che si proponeva di rafforzare l’autonomia delle Regioni, in una visione unitaria di sistema, e di dare nuova centralità alla tutela della salute

UNA VALUTAZIONE RETROSPETTIVA DEGLI ANNI DA MINISTRO DELLA SALUTE
di Umberto Veronesi
La prevenzione, da attuarsi attraverso l’educazione e la diagnosi precoce, focalizzando i punti cardine della sanità: l’equità e l’indipendenza del sistema dalla politica

IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE VA MIGLIORATO
di Girolamo Sirchia
Una riflessione sugli aspetti necessari per il cambiamento: gestione dei Lea e consolidamento della medicina territoriale

DALLA REGIONE AL MINISTERO: LE DUE FACCE DELLA SANITÀ
di Francesco Storace
Un anno speso per contenere le liste d’attesa, incrementare la ricerca, bloccare il prezzo dei farmaci
e governare i timori per l’esplosione del fenomeno dell’influenza aviaria

PER UN “NEW DEAL” DELLA SALUTE: MORALITÀ ED EQUITÀ INNANZITUTTO
di Livia Turco
Le tappe per innovare il sistema sanitario e ricreare fiducia nei cittadini, attraverso una governance impostata sulla piena collaborazione tra tutti gli attori della sanità

LA GOVERNANCE DEL SISTEMA SANITARIO: UNA SFIDA INELUDIBILE
di Ferruccio Fazio
Una governance tesa a creare un sistema di valutazione nazionale, in grado di monitorare l’efficacia e l’efficienza delle strutture sanitarie e migliorare qualità e sicurezza delle prestazioni

SANITÀ E SVILUPPO DEL PAESE: UN BINOMIO INSCINDIBILE
Intervista a Renato Balduzzi
La necessità del cambiamento continuo del sistema, le tematiche contenute nel Decreto che porta il suo nome e analizza il ruolo delle Regioni nella sanità


 

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in Monitor
Brochure

C’è un filo conduttore che lega gli ultimi dieci anni (2005- 2015) di governance sanitaria, ossia la necessità di coniugare la contrazione della spesa sanitaria senza penalizzare la qualità del servizio sanitario, l’esigenza di attuare l’integrazione ospedale-territorio, la lotta alle inefficienze e agli sprechi, la definizione di standard di quantità e qualità dei servizi sanitari.
È il decennio delle politiche di contenimento della spesa sanitaria, laddove essa è sinonimo di sprechi e inefficienze, al fine di salvaguardare la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.
Tocca a Francesco Storace (2005-2006) incidere sulla spesa farmaceutica, promuovendo l’utilizzo dei farmaci generici, nella convinzione che si debba coniugare la necessità di poter disporre di farmaci sicuri con quella del risparmio.
Inizia a prendere forma l’esigenza di superare una concezione ospedalocentrica, attraverso l’integrazione ospedale-territorio e la valorizzazione del Medico di medicina generale, obiettivi che caratterizzano anche l’esperienza del Ministro Livia Turco (2006-2008) con la realizzazione delle prime case della salute per poter garantire quella continuità assistenziale dall’ospedale al domicilio.
Questo, d’altronde, è il biennio che segna lo spartiacque nella governance sanitaria, con la stipula dei primi Piani di rientro per le Regioni in disavanzo sanitario e la firma del primo Patto della Salute con il quale Stato e Regioni, pur nel rispetto dei nuovi equilibri economico-finanziari, vogliono sancire il primato dei bisogni di salute sull’economia.
La creazione di un sistema di valutazione nazionale, in grado di monitorare l’efficacia e l’efficienza delle strutture sanitarie per migliorare la qualità e la sicurezza delle cure erogate, caratterizzano l’esperienza ministeriale di Ferruccio Fazio ( 2009-2011).
Un’opera di manutenzione del servizio sanitario è l’obiettivo del decreto del Ministro Renato Balduzzi 2011 -2013 che affronta punti nevralgici della sanità: dalla riorganizzazione della medicina territoriale alle norme per la nomina dei direttori generali e dei primari, fino all’attività intramuraria passando per il regolamento sui nuovi standard ospedalieri diretto a garantire livelli omogenei di assistenza ospedaliera in tutta Italia.
Appropriatezza delle prestazioni, lotta agli sprechi e alla corruzione, definizione di nuovi livelli essenziali perché un servizio sanitario deve saper dare una risposta adeguata ai nuovi bisogni sanitari. E ancora, applicazione per i direttori generali del principio “Chi sbaglia, decade”, perché il nostro sistema ha bisogno di manager che sappiano produrre buona sanità.
Sono alcune delle ultime misure legislative fortemente volute dall’attuale Ministro Lorenzin, ma questa è cronaca dei nostri giorni.

 

 

Domenica, 17 Gennaio 2016 00:00

Hanno dichiarato. Le anticipazioni di Monitor

Brochure

Gli ex Ministri della Salute, protagonisti degli ultimi vent’anni di politiche sanitarie, ripercorrono i punti salienti del loro mandato e delle riforme realizzate. Le anticipazioni di Monitor in alcune  dichiarazioni.

«L’aziendalizzazione doveva e deve essere intesa come una sintesi di domanda e offerta, mediata da una programmazione rigorosa, funzionale ai risultati di salute da raggiungere e non ai pareggi di bilancio». Mariapia Garavaglia (Ministro della Sanità 1993-1994)

«Con la Legge 229/99 il Piano Sanitario Nazionale, con i Lea, diventa strumento di programmazione funzionale ai reali bisogni di salute, si rilancia la continuità assistenziale tra territorio e ospedale e l’integrazione socio-sanitaria, si riscrivono regole più chiare e stringenti tra pubblico e privato con un nuovo modello di accreditamento, si introduce l’esclusività regolando la libera professione». Rosy Bindi (Ministro della Sanità 1996-2000)

«L’ospedale deve rimanere un luogo di servizio al malato, che trova in lui il suo centro e il perno attorno al quale ruota l’organizzazione e un luogo di ricerca scientifica per dare speranze concrete di guarigione». Umberto Veronesi (Ministro della Salute 2000-2001)

«Quando nel 2001 definimmo i Lea ci limitammo a elencarli, ma ben sapevamo che questo era solo un primo passo, cui doveva seguire la definizione di uno standard della quantità, qualità e costo di ogni prestazione sanitaria per garantire un SSN uniforme su tutto il territorio nazionale». Girolamo Sirchia (Ministro della Salute 2001-2005)

«Applicare degli sconti (20%) e bloccare per un biennio il prezzo dei farmaci, utilizzare ove possibile i generici, invece di quelli di marca coperti da brevetti che ne innalzavano i costi, fu la leva principale per coniugare la necessità di approvigionarsi di medicine con quella del risparmio». Francesco Storace (Ministro della Salute 2005-2006)

«Se tanti sono stati i risultati raggiunti, è stato determinante il nuovo clima di collaborazione instaurato con tutti gli attori del sistema; basti pensare, ad esempio, al Patto per la Salute 2007. Si è trattato del primo Patto per la Salute e ha rappresentato la traduzione concreta della governance condivisa fra il Governo e le Regioni». Livia Turco (Ministro della Salute 2006-2008)

«Come medico, prima ancora che come Ministro, ritengo di aver raggiunto un importante traguardo con le “Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore” (legge 38/2010) perché esse migliorano la qualità della vita dei malati e aiutano le loro famiglie». Ferruccio Fazio (Ministro della Salute 2009-2011)

«Il sistema sanitario è quello che ha saputo produrre un’eccellenza di risultati se comparato, a livello internazionale, con i sistemi sanitari degli altri Paesi e, a livello nazionale, con altri settori non sanitari». Renato Balduzzi (Ministro della Salute 2011-2013)

«La lotta agli sprechi, e quella alla corruzione, presente in sanità come purtroppo negli altri settori della vita del Paese, non deve ammettere timidezza e zone grigie. È la battaglia che vogliamo condurre». Beatrice Lorenzin (Ministro della Salute)

 

 

Brochure

Da Mariapia Garavaglia a Girolamo Sirchia, passando per Rosy Bindi e Umberto Veronesi, un decennio denso di trasformazioni per il Servizio sanitario nazionale, che ha attualizzato, riformandolo, il disegno originario del nostro sistema salute delineato dalla Legge 833.
Si è partiti nel ’93-’94 con il dicastero della Garavaglia, che si è trovata ad affrontare la questione che si sarebbe poi rivelata una vera e propria sfida per i diversi protagonisti istituzionali negli anni a venire e cioè il processo di regionalizzazione con la crescente differenziazione nell’offerta di salute per i cittadini. La questione della governance del SSR, inoltre, è stata oggetto in questi anni dell’avvio del processo di aziendalizzazione che aveva come obiettivo coniugare l’offerta di prestazioni sanitarie con i limiti al finanziamento pubblico del sistema.  
Il 1993 è stato anche l’anno in cui è stata istituita l’Agenzia per i servizi sanitari regionali, pensata come struttura tecnica indipendente di collegamento e supporto tra il livello centrale di governo e quello regionale.
A seguire, dal 1996 al 2000 Rosy Bindi è stata promotrice della Legge 229/99 (Riforma Bindi ndr) che si è posta come obiettivo di ricondurre il processo di aziendalizzazione e le nuove responsabilità decentrate sui binari della 833, rafforzando l’autonomia delle Regioni in una visione unitaria del sistema. L’intento è stato quello di porre rimedio ai vincoli finanziari che di fatto subordinavano la tutela della salute alle risorse disponibili.
Punti qualificanti dei quindici mesi di governo di Umberto Veronesi sono stati la liberalizzazione dei farmaci antidolore e l’istituzione dell’hospice, l’introduzione dell’educazione medica continua per tutti gli operatori sanitari e l’avvio del progetto di modernizzazione della rete ospedaliera.
Dal 2001 al 2005 il titolare del Ministero della Salute è stato Girolamo Sirchia che ha voluto porre l’accento sull’importanza dell’introduzione dei nuovi Lea avvenuta nel 2001, pensati come un primo step per garantire equità e uniformità nell’accesso ai servizi, la cui revisione è stata prevista proprio nell’ultima finanziaria del 2016 dal Ministro Lorenzin.

 

 

Brochure

E’ online il nuovo  "Monitor n. 39, Elementi di analisi e osservazione del sistema salute”, interamente dedicato al tema della governance della sanità.
Il nuovo numero della rivista dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali è aperto dall’editoriale firmato dal Ministro della Salute.
 “Garantire la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale a fronte dell’invecchiamento della popolazione e l'inevitabile diminuzione della spesa pubblica; combattere sprechi e corruzione; garantire ai pazienti i nuovi farmaci salvavita, che in un sistema solidaristico e universale come il nostro devono essere disponibili per tutti; restituire merito al lavoro di medici, infermieri, tutto il personale della sanità, capace in anni di grande contrazione della spesa pubblica di garantire elevato lo standard qualitativo dell’assistenza sanitaria: questi gli obiettivi che mi sono fissata e che rimarranno la bussola del mio mandato all’interno di questo Governo”, scrive nel suo intervento la Lorenzin, titolare del Dicastero dall’aprile del 2013.
Il nuovo numero si propone di ricostruire quanto avvenuto nel tempo al Sistema sanitario nazionale e per farlo ha raccolto i contributi di coloro che hanno occupato il vertice di quello che negli anni è stato chiamato Ministero della Sanità prima, e oggi Ministero della Salute: Mariapia Garavaglia, Rosy Bindi, Umberto Veronesi, Girolamo Sirchia, Francesco Storace, Livia Turco, Ferruccio Fazio, Renato Balduzzi.
“Abbiamo voluto dedicare un numero speciale della rivista al governo del sistema salute, in una prospettiva storica e lo sguardo sempre attento alla nostra attualità”, dichiara Francesco Bevere, Direttore Generale di Agenas - “Lo abbiamo fatto con l’intenzione di arrivare a una ricostruzione delle politiche sanitarie nel nostro Paese - prosegue Bevere - che potesse essere utile. Solo il tempo rende merito a scelte strategiche di lungo respiro, e in sanità è spesso necessario, come sta accadendo in questi ultimi mesi, imporre riforme i cui risultati saranno tangibili solo nel medio e lungo periodo. A tutti coloro che hanno avuto compiti di massima responsabilità abbiamo chiesto di raccontare le conquiste realizzate e, col senno del poi, cosa non rifarebbero. La lettura degli articoli, tra risultati raggiunti e qualche rimpianto confessato con grande sincerità, racconta una storia che, vale la pena ricordare, colloca stabilmente la sanità italiana ai vertici delle classifiche mondiali per qualità e quantità delle prestazioni offerte. Scorrendo le pagine ci si accorge di quanto sia stato e rimanga sempre assai complesso ottenere risultati apprezzabili, in termini clinici e organizzativi. Ma emerge in modo chiaro da tutte le testimonianze quanto sia gratificante operare in favore dei cittadini quando la posta in gioco è la salute di tutti noi”.

 

 

Martedì, 27 Ottobre 2015 00:00

Gli ex Ministri della salute si raccontano

Brochure

Il prossimo Monitor ospiterà il pensiero di otto illustri protagonisti degli ultimi vent’anni di politiche sanitarie, toccando i punti più salienti del loro percorso come Ministri della salute e delle riforme realizzate, e fornendo degli utili spunti di riflessione. 40 pagine che racchiudono 20 anni di Governo, dal 1993 al 2012, e di Governi che si susseguono. Una lunga staffetta con il passaggio di un testimone comune: garantire un SSN universale, globale, equo e appropriato e allo stesso tempo sostenibile.


Ecco un’anteprima degli ex Ministri, tratta dal prossimo Monitor:


“L’azienda sanitaria deve saper coniugare investimenti, previsioni e risultati attesi: questo era l’obiettivo principale della “riforma della riforma”. Mariapia Garavaglia (Ministro della sanità 1993-1994)


“Il rapporto pubblico privato è un versante delicato, in cui si possono aprire falle nelle quali intervengono interessi opachi o illegali, soprattutto in una fase di scarsità di risorse pubbliche.” Rosy Bindi (Ministro della sanità 1996-2000)


“Se scienza e tecnologia sono pronte ad allearsi per una sanità sempre più di eccellenza in Italia, per ottenere i risultati auspicati già trent’anni fa, c’è bisogno di una forte evoluzione culturale del Paese.” Umberto Veronesi (Ministro della salute 2000-2001)


 “Tra le cose che avrei voluto affrontare e portare a termine e su cui oggi mi concentrerei, il miglioramento del Servizio sanitario nella gestione dei Lea e nel potenziamento della medicina territoriale.” Girolamo Sirchia (Ministro della salute 2001-2005)


“Ho avuto il privilegio di guidare il Ministero della salute all’indomani della conclusione dell’esperienza di Presidente della Regione Lazio... da Ministro mi preoccupai e mi occupai di intervenire sullo squilibrio dei conti nelle Regioni, intervenendo non sul ticket ma sul prezzo di farmaci.” Francesco Storace (Ministro della salute 2005-2006)


“Se tanti sono stati i risultati raggiunti, è stato determinante il nuovo clima di collaborazione instaurato con tutti gli attori del sistema; basti pensare, ad esempio, al Patto per la salute 2007…la traduzione concreta della governance condivisa fra il Governo e le Regioni.” Livia Turco (Ministro della salute 2006-2008)


“Come medico, prima ancora che come Ministro, ritengo di aver raggiunto un importante traguardo con le “Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore” (legge 38/2010)”. Ferruccio Fazio (Ministro della salute 2009-2011)


“Per quanto attiene alla governance in senso stretto, ho rivolto un’attenzione particolare all’assetto delle Aziende sanitarie, alle modalità di selezione dei vertici, nonché dei Direttori di struttura complessa.” Renato Balduzzi (Ministro della salute 2011-2013)

 

 

Brochure

Un numero di  Monitor diverso che ripercorre gli ultimi venti anni di governance sanitaria vista dai suoi protagonisti per guardare, con la consapevolezza del passato, alle conquiste ottenute e agli obiettivi mancati, ma ancora raggiungibili. Un breve excursus che colpisce per il senso dello Stato, l’onestà intellettuale e umiltà dei suoi autori, che non nascondono l’amarezza per non avere avuto il tempo o le condizioni favorevoli per fare di più.  
Ministri che hanno, ognuno secondo il proprio bagaglio culturale, politico, professionale, segnato il consolidamento e lo sviluppo del Servizio sanitario nazionale.
Eppure c’è un filo conduttore che lega gli ultimi venti anni di governance sanitaria, ossia la preoccupazione - già sentita prima dell’avvento della grave crisi finanziaria - che le ragioni economiche prevalessero sugli obiettivi di salute; la carenza di uniformità di cure per la variabilità di 21 sistemi sanitari regionali; la necessità di lavorare all’integrazione ospedale-territorio; l’importanza della formazione medica, la lotta alle inefficienze e agli sprechi, la definizione di standard di quantità e qualità dei servizi sanitari.
Criticità che in larga parte nell’ultimissimo periodo sono state risolte, grazie anche a quanti in tutti questi anni si sono impegnati perché tutto ciò fosse possibile.        

 

 

Martedì, 04 Agosto 2015 00:00

Manuali per l'accreditamento istituzionale

Nel 2015 AGENAS ha elaborato una proposta di quattro manuali operativi con l’obiettivo di supportare le Regioni e le Province Autonome nel processo di adeguamento ai nuovi requisiti nazionali di accreditamento. Tutti i sistemi di accreditamento regionali devono infatti uniformarsi ai contenuti del “Disciplinare per la revisione della normativa sull’accreditamento” (Intesa 20 dicembre 2012  PDF) che individua 8 criteri, 28 Requisiti essenziali e 123 evidenze, nei tempi previsti dall’Intesa del 19 febbraio 2015  PDF.
In considerazione del nuovo contesto nazionale di riferimento, l’Agenzia ha promosso e realizzato un’attività di ricerca diretta a supportare i processi di riforma e di adeguamento ai nuovi requisiti nazionali. Attraverso questa attività di studio e di analisi è stato possibile strutturare e sviluppare alcune proposte di manuali operativi che riprendono i requisiti e le evidenze del sopracitato “Disciplinare” per le diverse tipologie di strutture:
Occorre precisare che, oltre alla normativa nazionale, i manuali di accreditamento istituzionale proposti da AGENAS recepiscono al loro interno i più rigorosi standard internazionali in materia di qualità e sicurezza dei pazienti mutuati da organizzazioni regolatorie leader mondiali nell’accreditamento di strutture sanitarie, dalle migliori evidenze disponibili in letteratura, dalle raccomandazioni dell’OMS e delle società scientifiche, dagli ulteriori indirizzi normativi nazionali ed europei.
Il modello sviluppa un metodo di gestione iterativo articolato nelle quattro fasi del Ciclo di Deming (PDCA, acronimo di Plan–Do–Check–Act, in italiano "Pianificare - Fare - Verificare - Agire") prevedendo un’implementazione modulare delle evidenze in maniera tale da dimostrare diversi gradi di consapevolezza e accountability delle strutture sanitarie, che vanno dalla pianificazione delle attività all’implementazione, alla raccolta dei dati e all’adozione, in maniera sistematica, di una logica di apprendimento continuo in grado di coinvolgere tutti i professionisti e rendere tangibile l’impegno concreto di ciascuna organizzazione sanitaria nel migliorare la sicurezza e la qualità dell’assistenza erogata. Il modello tende dunque alla definizione di un percorso di sviluppo progressivo che orienti l’organizzazione verso il miglioramento continuo, da contestualizzare alle differenti realtà regionali.
I manuali rappresentano un riferimento operativo che può essere modificato, integrato e migliorato, fermo restando la necessità di ottemperare i requisiti definiti dal “Disciplinare per la revisione della normativa sull’accreditamento” (riportati in grassetto con il carattere di colore rosso).

 

Pubblicato in primo_piano

Finalmente in Italia abbiamo un insieme di requisiti di qualità che saranno comuni in tutti i sistemi di accreditamento regionali. Il 19 febbraio scorso è stato, infatti, approvato in Conferenza Stato-Regioni il provvedimento che definisce le modalità e i tempi di attuazione del “Disciplinare tecnico”, ossia un documento finalizzato alla revisione del sistema di accreditamento, già sancito con l’Intesa del 20 dicembre 2012. Questo “Disciplinare”, realizzato dal Tavolo di lavoro per la revisione della normativa per l’accreditamento (TRAC), costituito da rappresentanti del Ministero della Salute, dell’Agenas, delle Regioni e Province Autonome, individua per l’accreditamento istituzionale, 8 Criteri, 28 Requisiti essenziali e 123 evidenze comuni a tutti i sistemi regionali Leggi qui il Disciplinare tecnico (PDF). Successivamente all’approvazione di questo documento, il Tavolo di lavoro ha definito la tempistica di adeguamento ai contenuti del “Disciplinare” con un provvedimento, approvato il 19 febbraio scorso in Conferenza Stato-Regioni Leggi qui l’Intesa del 19 febbraio 2015 (Rep. Atti N. 32/CSR). Il Cronoprogramma (Allegato A) distingue per ciascuna evidenza i tempi di adeguamento, prevedendo due scadenze a 12 e 24 mesi. A titolo esemplificativo: nel primo Requisito (“Modalità di pianificazione, programmazione e organizzazione delle attività di assistenza e di supporto”) del primo Criterio più generale (“Attuazione di un sistema di gestione delle strutture sanitarie”) si prevede che entro 12 mesi Regioni/PA e Aziende debbano adeguarsi all’Evidenza “presenza del Piano Strategico, che contenga obiettivi basati sull’analisi dei bisogni e/o della domanda di servizi/prestazioni sanitarie”. L’Intesa, sancita il 19 febbraio, definisce, inoltre, le modalità di funzionamento degli “Organismi tecnicamente accreditanti” (Allegato B), al fine di uniformare il sistema di autorizzazione/accreditamento delle strutture sanitarie a livello nazionale, e ne prevede l’istituzione presso le Regioni e le PA che ne siano prive entro il 31 ottobre 2015.

 Per approfondimenti:

 

 

È in dirittura d’arrivo il provvedimento di definizione delle modalità e dei tempi di attuazione del “Disciplinare tecnico” contenente alcune proposte finalizzate alla revisione del sistema di accreditamento. Il Documento, frutto del lavoro del Tavolo per la Revisione della normativa per l’Accreditamento (TRAC), costituito da rappresentanti del Ministero della Salute, di Agenas e delle Regioni e Province Autonome e approvato dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome, individua 8 Criteri e 28 requisiti essenziali per l’accreditamento “istituzionale”, comuni a tutti i sistemi regionali.

 

I criteri individuati dal TRAC riguardano: 1) Attuazione di un sistema di gestione delle strutture sanitarie; 2) Prestazioni e servizi; 3) Aspetti strutturali; 4) Competenze del personale; 5) Comunicazione; 6) Appropriatezza clinica e sicurezza; 7) Processi di miglioramento e innovazione; 8) Umanizzazione.

Per ogni criterio sono stati elaborati una serie di requisiti necessari per consentire alla Regione di rispondere adeguatamente al criterio individuato. A titolo esemplificativo per il criterio 1) Attuazione di un sistema di gestione delle strutture sanitarie, rientrano tra i requisiti fondamentali: la modalità di pianificazione, programmazione e organizzazione delle attività di assistenza e di supporto (requisito n.1), definizione delle responsabilità (requisito n.3), sussistenza di sistemi di valutazione della qualità dei servizi sanitari (requisito n.5).