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Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali
Venerdì, 31 Gennaio 2014 00:00

Assistenza ospedaliera e specialistica

Le recenti normative nazionali e la contrazione di risorse destinante al Servizio sanitario nazionale impongono un processo di razionalizzazione delle reti ospedaliere e specialistiche secondo principi di appropriatezza dell’offerta, adeguamento qualitativo della stessa, efficienza gestionale e congruità dimensionale.

Agenas, nella sua funzione di struttura tecnico scientifica a supporto del Ministero della Salute e delle Regioni, ha voluto contribuire a questo processo, mettendo a disposizione il lavoro di ricerca effettuato in questi anni.

Per quel che riguarda la riorganizzazione e riqualificazione della rete ospedaliera, è stata elaborata un’ipotesi dettaglia di riorganizzazione della rete, integrata con quella dell’emergenza-urgenza e quella territoriale - Monitor n. 27 (PDF - 1,27 mb).

Uno strumento utile per ovviare ad alcune criticità registratesi ancora in questi anni, quali: il numero ancora elevato di ricoveri per acuti inappropriati e lo sbilanciamento dell’offerta verso l’ospedale, dovuto alle carenze per la prevenzione e allo scarso sviluppo della rete territoriale.

Per quel che concerne la riorganizzazione della rete dei laboratori, l’Agenzia, in collaborazione con altre società scientifiche, ha presentato un documento che prevede la creazione di reti specialistiche tra i diversi ospedali e l’applicazione del concetto di bacino di utenza per l’attivazione di punti di erogazione delle varie specialità - Monitor n. 33 (PDF - 2,03 mb)

Per approfondimenti:

Giovedì, 30 Gennaio 2014 18:43

Non autosufficienza

A partire dagli anni 2008-2009, l’area funzionale Organizzazione dei servizi sanitari svolge un lavoro di ricognizione e analisi della programmazione nazionale e delle principali normative regionali sull’organizzazione dei servizi e interventi a favore dei soggetti fragili e non autosufficienti. In particolare, lo studio riguarda l’istituzione dei Fondi sulla Non autosufficienza e sul loro sviluppo a livello locale, evidenziando le scelte programmatorie nell’organizzazione dei servizi e interventi delle Regioni che lo hanno disciplinato e finanziato al fine di supportare le famiglie che prendono in carico una persona non autosufficiente anziana o disabile.

I primi studi  sono stati raccolti in un Dossier dal titolo “I Fondi e le Politiche per la Non Autosufficienza” (PDF - 707 kb), che è stato presentato e distribuito a Bologna l’11 novembre 2009 in occasione del Forum sulla Non Autosufficienza. In tale documento si è anche tentato di fornire una definizione di fragilità e di disabilità tenendo conto della programmazione e della letteratura scientifica nazionale e internazionale esistente sul complesso tema.

Approfondimenti:

Giovedì, 30 Gennaio 2014 16:53

Cure palliative

Agenas ha realizzato negli anni 2008-2009 la prima Indagine conoscitiva nazionale sullo sviluppo delle cure palliative domiciliari come livello essenziale di assistenza (PDF - 2.82 mb), pubblicata nel Quaderno di Monitor 7° Supplemento al numero 26, anno 2010.

In continuità con questo progetto, nell’anno 2012, l’Agenzia - insieme al Ministero della Salute e avvalendosi della collaborazione delle principali Società Scientifiche e realtà del Terzo Settore impegnate nell’ambito delle Cure Palliative, della Medicina Generale, dell’Oncologia e dell’Ematologia - è stata impegnata nella realizzazione del progetto: “Definizione di modelli organizzativo gestionali per la promozione della partecipazione delle associazioni di volontari, parenti e familiari nei percorsi di supporto ai malati terminali. Accanto al malato oncologico e alla sua famiglia: sviluppare cure domiciliari di buona qualità”.

I risultati sono stati presentati in occasione di una Conferenza Stampa il 15 marzo 2013 e sono contenuti nel report sintetico (PDF - 697 kb) e nel report integrale (PDF - 1.44 mb). Il progetto ha avuto l’obiettivo principale di porre le basi per attivare un Osservatorio nazionale delle Buone Pratiche relative a:

  • le cure palliative domiciliari, rivolte sia agli adulti sia ai malati in età pediatrica, con particolare (ma non esclusiva) attenzione alle malattie neoplastiche;
  • la continuità di cura fra ospedale e domicilio nelle strutture di Oncologia ed Ematologia;
  • il sostegno ai familiari che si prendono cura dei malati assistiti in cure palliative domiciliari.

L’indagine è stata realizzata attraverso un portale WEB (LINK), che ha permesso alle strutture erogatrici di cure palliative, previa registrazione online, di compilare - oltre ad una scheda anagrafica contenente le tipologie di attività svolte dalle organizzazioni a cui questa ricerca è interessata - anche quattro schede (questionari) di dettaglio:

  1. scheda sulle cure palliative domiciliari (scheda CP)
  2. scheda sulle cure palliative domiciliari pediatriche (scheda CP pediatriche)
  3. scheda per la continuità delle cure (UO di Oncologia-Ematologia)
  4. scheda per attività di supporto alle famiglie (Centri supporto alla famiglia) quattro schede (questionari) di dettaglio.

È importante sottolineare che il coinvolgimento di tutti i diversi attori impegnati nello sviluppo della rete è avvenuto su base volontaristica.

I risultati di questa Indagine potranno aiutare le strutture erogatrici di cure palliative a rilevare le proprie criticità, stimolandole e supportandole nella ricerca di percorsi virtuosi di miglioramento, che le avvicinino progressivamente a livelli di eccellenza. In questa prospettiva si prevede la progettazione di un Osservatorio di Buone Pratiche presso Agenas, che permetterà al cittadino di conoscere le strutture erogatrici di Cure Palliative domiciliari coinvolte nella presente indagine, consultandone altresì le principali caratteristiche di natura tecnico-organizzativa. Coerentemente con gli obiettivi prefissati, la diffusione dei risultati dell’Indagine potrà aiutare le strutture erogatrici di Cure Palliative nella rilevazione delle proprie criticità, stimolandole e supportandole nella ricerca di percorsi virtuosi di miglioramento, consentendo loro di avvicinarsi progressivamente ai livelli di eccellenza già raggiunti dalle strutture più virtuose. Nell’ottica del cittadino, invece, l’Indagine contribuisce alla diffusione della conoscenza in termini di offerta delle strutture erogatrici di cure palliative domiciliari, cure palliative pediatriche e dei centri di supporto alla famiglia su tutto il territorio nazionale, potendosi essi misurare con i bisogni e le preferenze dei malati e dei loro familiari. In questa prospettiva, lo sviluppo di un portale che sintetizzi le strutture attive sul territorio nazionale sarà cruciale.

Inoltre, in collaborazione con il Ministero della Salute, l’Agenzia ha partecipato alla revisione e alla diffusione dei manuali:

e alla realizzazione della Campagna informativa:

Accanto al malato oncologico e alla sua famiglia: sviluppare cure domiciliari di buona qualità Report sintetico Report integrale

Per Approfondimenti:

Giovedì, 30 Gennaio 2014 16:25

Assistenza primaria e Fragilità

L’incremento delle patologie a lungo termine o croniche e delle cosiddette “fragilità”, unitamente all’invecchiamento della popolazione, hanno imposto nuove strategie organizzative e impostazioni culturali.

In questo scenario, Agenas svolge le seguenti attività:

  • in qualità di membro della Commissione nazionale sulle cure palliative e terapie del dolore e attraverso l'attivazione di un Osservatorio nazionale delle Buone Pratiche su questo tema, è impegna nello studio dello sviluppo delle Cure Palliative Domiciliari nelle varie regionali come Livello essenziale di Assistenza e al miglioramento complessivo del sistema, secondo i principi  enunciati nella Legge n. 38/2010, dai successivi Accordi e Intese stipulate in sede di Conferenza Stato–Regioni;
  • si occupa di ricognizione e analisi della programmazione nazionale e delle principali normative regionali sull’organizzazione dei servizi e interventi a favore dei soggetti fragili e non autosufficienti;
  • fornisce ad ASL e Regioni strumenti utili per leggere come vengono seguite e curate le persone affette da patologie croniche o complesse, mettendo insieme in maniera integrata tutti i flussi amministrativi esistenti e producendo reportistica standardizzata. Algoritmi di definizione del caso prevalente e indicatori di processo vengono usati dal Progetto MATRICE per valutare la presa in carico dei pazienti cronici e complessi e monitorare l’appropriatezza clinica e organizzativa del sistema;
  • ha avviato un lavoro di studio e di ricerca finalizzato alla definizione di standard di tipologie assistenziali e prestazioni omogenee dei servizi territoriali dell’area della salute mentale.
Giovedì, 30 Gennaio 2014 13:23

Integrazione socio-sanitaria

L’area funzionale Organizzazione dei servizi sanitari ha collaborato al percorso di confronto, studi e ricerche organizzato e svolto dal Gruppo di Lavoro Nazionale della Società Italiana per la Qualità nell’Assistenza Sanitaria (SIQuAS) sui temi della qualità nell’integrazione socio-sanitaria e socio-assistenziale per pervenire, quale risultato di sintesi del percorso, a una nuova Raccomandazione SIQUAS sul tema: “La qualità nell’integrazione tra sociale e sanitario”.

Il Gruppo di Lavoro Nazionale organizzato dalla SIQuAS ha raccolto esperienze, di studio e di ricerca, evidenze di letteratura scientifica sui temi connessi, e di evidenze già consolidate, attivando in parallelo un calendario di eventi di confronto e incontro in cui approfondire le varie dimensioni delle problematiche oggetto della Raccomandazione.

Il Gruppo è pervenuto alla redazione di una Raccomandazione sul tema dell’integrazione socio-sanitaria (PDF - 1.63 mb); il prodotto è un documento metodologico cui sono allegati un Glossario scientifico (PDF - 374 kb); oltre a un report di analisi delle esperienze italiane sul tema (PDF - 319 kb)

L’OSS, nell’ambito della collaborazione con il Gruppo di Lavoro della SIQUAS, ha svolto diversi studi mirati all’inquadramento normativo e organizzativo dell’assistenza socio-sanitaria mediante l’analisi dei provvedimenti normativi e degli adempimenti di interesse nazionale e regionale; all’analisi delle esperienze regionali in materia di integrazione socio-sanitaria per aree prioritarie; nonché alla ricerca di contributi scientifici sul tema. Inoltre, in collaborazione con il Dott. Antonio Fortino dell’Azienda USL Roma D, ha curato il Glossario scientifico sull’integrazione socio-sanitaria con lo scopo di rendere più chiara e omogenea la terminologia utilizzata in questo ambito. Il Glossario e i contributi di carattere normativo, sono parte integrante della Raccomandazione SIQUAS “La qualità nell’integrazione tra sociale e sanitario”, presentata a Roma il giorno 16 marzo 2012 alla Consensus Conference SIQuAS dedicata al tema della qualità nell’integrazione socio-sanitaria e socio-assistenziale.

La Raccomandazione e i suoi allegati sono consultabili al sito: www.osservatoriosanita.it

Il Distretto ha subito nel corso degli anni un’evoluzione che lo ha portato ad essere configurato come un “sistema integrato di unità organizzative che interagiscono per realizzare le finalità dell’assistenza primaria”. Tale evoluzione nasce dalla necessità di offrire una risposta più adeguata a un bisogno di salute in una fase di profonda trasformazione, in cui il baricentro del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) si va spostando sempre più dall’ospedale al territorio. Con il D. Lgs. n. 229/1999, il Distretto ha assunto il ruolo di struttura operativa dell’Azienda Sanitaria Locale (ASL) deputata a contribuire alla garanzia dei Livelli Essenziali di Assistenza riferibili al sistema della primary health care, che si traduce principalmente nella proposizione, attuazione e verifica del processo organizzativo di presa in carico istituzionale e nella realizzazione della continuità assistenziale per pazienti cronici e con bisogni assistenziali complessi.

Al fine di comprendere meglio l’evoluzione del Distretto e in seguito all’indagine effettuata negli anni 2005-2006, l’Agenas nel 2010 ha effettuato - in collaborazione con l’Università Cattolica del S. Cuore di Roma, la Confederazione delle Associazioni Regionali di Distretto (CARD) e i referenti di ciascuna Regione e Provincia Autonoma - una nuova indagine, con l’obiettivo di ottenere una fotografia aggiornata della rete distrettuale, affrontando alcuni aspetti organizzativi connessi ad un’organizzazione complessa formata da un’articolata rete di professionisti e servizi.

681 Distretti sanitari sul totale dei 711 attivati al 31.12.2009 nelle Regioni e Province Autonome hanno partecipato alla rilevazione, con un’adesione quasi totale (96%), consentendo di ottenere informazioni su:

  • caratteristiche generali dei Distretti (contesto territoriale e caratteristiche organizzative);
  • programmazione e integrazione sociosanitaria nel Distretto;
  • centralità del cittadino e della comunità nel Distretto
  • funzioni del Distretto nell’accesso dei cittadini ai servizi e attori fondamentali dell’assistenza primaria;
  • analisi delle relazioni tra alcuni aspetti salienti dell’indagine.

Lo strumento adottato per la ricognizione di tipo censuario è stato un questionario elaborato dalla Sezione OSS con la collaborazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, successivamente validato da un team di esperti in materia di assistenza territoriale. Le domande del questionario sono state strutturate sulla base di quattro indicatori di collaborazione tra professionisti all’interno di organizzazioni sanitarie, secondo il modello D’Amour et al (BMC Health Service Research 2008; 8:188): governance, rapporti formali, obiettivi condivisi e vision, rapporti interni.

I risultati sono stati presentati in occasione del Convegno “La rete dei Distretti sanitari in Italia” tenutosi a Roma il 30 marzo 2011, e sono stati pubblicati in un numero monografico di Monitor contenente, oltre al report finale dell’Indagine, anche contributi di esperti e di referenti regionali.

Grazie a tale indagine, l’Agenas ha ricevuto il prestigioso Premio di “Eccellenza nei Public Affairs 2011" da parte della Giuria dei Public Affairs Award.

Allegati:
Quaderni di Monitor La rete dei distretti sanitari in Italia (PDF - 3.55 mb)

L’obiettivo della ricerca era effettuare una fotografia relativamente dettagliata di un sistema distrettuale in continuo cambiamento, caratterizzato da valori, aspettative e funzioni molto ampie, con particolare riferimento all’assistenza primaria, risalendo quindi ai principi della Conferenza di Alma Ata del 1978 e ai connessi contenuti ripresi nella legge n. 833/1978 istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Ne era emersa una definizione e un’articolazione ampiamente diversificata a livello locale, come atteso e anche previsto dalle norme, diversità connaturate alla necessità del Distretto di inserirsi nella comunità locale e di rispondere alle esigenze specifiche della popolazione.

L’Indagine si sviluppava in un questionario (PDF - 277 kb) di 31 domande, spesso articolate in più sottoquesiti, con focalizzazione sugli aspetti istituzionali e di livello aziendale, individuati a partire dalle indicazioni normative in materia (D. Lgs. n. 502/92 e s.m.i.), cercando una chiarezza nelle funzioni assegnate al Distretto, nell’organizzazione posta a sostegno delle funzioni e attività e nelle responsabilità attribuite al Direttore di Distretto.

Si aggiungeva un quadro di domande sui Livelli Essenziali di Assistenza, volte ad identificare la responsabilità del Distretto nella gestione dei servizi rientranti nel LEA “Assistenza distrettuale” e, in particolare, se al Distretto era affidata la governance di questi aspetti, se la stessa era condivisa con altri soggetti istituzionali dell’Azienda sanitaria oppure se gli stessi erano gestiti solo marginalmente dal Distretto.

Lo svolgimento dell’Indagine si era rivelato molto articolato e anche complesso, con esiti positivi di consenso (tasso di risposta del 79%) e segnali importanti di sviluppo della realtà distrettuale, quali: la diffusa configurazione del Distretto come struttura complessa; l’adozione di precisi strumenti di programmazione delle attività; la definizione di ambiti territoriali non parcellizzati, con una media nazionale di popolazione di riferimento di 45.000 abitanti.

Altre risposte erano risultate meno chiare o di difficile interpretazione, quali la scarsa autonomia economico-finanziaria (i cui contenuti non sono sempre stati univoci) rispetto ad un’ampia configurazione del Distretto come centro di responsabilità e come struttura complessa; la difficoltà di identificare lo strumento utilizzato in modo “prevalente” per garantire l’integrazione sociosanitaria, per la diffusa presenza di più modalità (tra cui accordo di programma, delega, consorzio). In ogni caso, l’osservazione sullo stato dell’arte del Distretto, delle sue relazioni con la struttura organizzativa e con lo sviluppo di strumenti manageriali all’interno delle aziende sanitarie ha consentito di comprendere meglio l’evoluzione del Distretto, oltre ai punti di condivisione e di lontananza rispetto alla principale normativa di riferimento (D. Lgs. n. 229/99; Piani Sanitari Nazionali; DPCM 29.11.2001 sui Livelli Essenziali di Assistenza).

Ne è risultato un profilo di Distretto che cominciava a connotarsi anche in chiave aziendalistica, utilizzando strumenti di programmazione, responsabilizzazione e controllo, ma rimaneva ancora un organismo “debole” da un punto di vista della governance diretta sulle funzioni teoricamente attribuite, in particolare rispetto alle attività e ai servizi correlati al livello di assistenza distrettuale.

Una responsabilità piena e diretta del Distretto risultava superiore al 50% dei casi solo rispetto all’assistenza domiciliare, mentre saliva all’80% rispetto all’organizzazione dell’unità di valutazione multidimensionale e al piano di assistenza individuale. Molte altre attività risultavano svolte in modo condiviso tra Distretto e altre strutture aziendali, mentre la responsabilità diretta del Distretto appariva relativamente bassa anche in aree di particolare rilievo, quali: il controllo della spesa farmaceutica; l’erogazione di servizi di assistenza integrativa; il coordinamento dell’assistenza specialistica ambulatoriale (area che risulta ancora fortemente collegata all’ambito ospedaliero).

Si rilevava, inoltre, un ruolo del Distretto ancora da sviluppare pienamente rispetto alla cronicità, in particolare nella gestione degli accessi e del percorso di assistenza in ambito domiciliare e residenziale. Molto interessanti anche gli aspetti della partecipazione dei cittadini alle attività del Distretto, che trovavano strade diverse e, in particolare, univano alla “carta dei servizi” la costituzione di comitati misti o l’attivazione di incontri periodici con le associazioni di cittadinanza, fino ad alcune esperienze di tavoli di confronto e monitoraggio e di programmi di customer satisfaction. Un riferimento era stato fatto anche sul rapporto con i medici di medicina generale nel Distretto (curato più specificamente in altre indagini del Ministero della Salute negli stessi anni 2005-06), affrontato nell’Indagine unicamente rispetto alla presenza di programmi di coinvolgimento dei medici in percorsi di assistenza (con un risultato positivo quasi univoco: 96% di coinvolgimento) e della partecipazione dei Distretti alla definizione degli accordi aziendali per la medicina generale (presente nel 54% dei casi).

I risultati della ricerca sono contenuti in un report finale.